
Tre anni di
apparente calma vengono drammaticamente interrotti dall’occupazione militare
tedesca e dalla chiamata alle armi della classe 1925 per la Repubblica di Salò.
Per non arruolarsi Fosco lavora con la
Todt a scavare trincee e gallerie al Passo del Giogo per l’allestimento della
Linea Gotica. Poi nei primi mesi del ’44 le asportazioni e i rastrellamenti
cominciano a connotare il dominio del Terzo Reich sul nostro Paese e Fosco,
fiutando l’aria, approfitta di un giorno libero per darsi alla macchia. A tarda
sera dopo il rientro dalle trincee del Giogo, Fosco, insieme al cugino
Valdemaro, vede la propria casa circondata da una pattuglia di tedeschi che
operavano un'ispezione. I due ragazzi rifugiatisi in cantina mentre i militari occupavano
la casa, fuggono a rotta di collo da una finestra aperta per l'occasione dalla
sorella Adele. Ma è dura rimanere
imboscato, senza contatti con nessuno per tanti giorni. Dormiva negli
essiccatoi delle castagne e mangiava qualche pesce del fiume. Il freddo e la
fame lo spingono perciò nel paese di Firenzuola che in quei giorni è oggetto di
un grosso rastrellamento tedesco. Molti di questi prigionieri finiranno poi a
Prato e in Germania a lavorare coattamente nelle industrie di Hitler. Altri
riusciranno a fuggire tra le maglie ancora larghe lasciate dalla Wehrmacht. Dopo
giorni di digiuno quasi totale, e nottate all'addiaccio, Fosco prende contatto con alcuni partigiani e decide così di entrare
nella brigata partigiana di Libero, la Trentaseiesima Brigata Garibaldi
“Alessandro Bianconcini”. Era un continuo
movimento tra le alture, missioni pericolose come il blocco di strade e scontri
diretti con i nazisti. Si procedeva uniti, pur nelle differenze ideologiche e
tattiche. Perché la Resistenza è stata un movimento eterogeneo: al suo interno
vi convivevano i borghesi dotti di Luigi Meneghello, gli intimisti apolitici di
Beppe Fenoglio, i comunisti formati o da anni di confino o attratti dalla
rivoluzione sovietica e supportati dal PCI, che rimaneva il partito più
strutturato, e i cattolici come Fosco, convinti che quella fosse la scelta più
giusta e ascoltavano in silenzio gli indottrinamenti del commissario politico.
Per questo, in un giudizio morale sull’operato dei partigiani, tutti questi
aspetti – dopo la caduta delle maggiori ideologie del secolo scorso – vanno
messi in secondo piano e va conservato e trasmesso quel patrimonio comune di
riscatto nazionale e di patriottismo che era ben evidente sin dalle origini. Accadeva anche di
prendere prigionieri, emblematico il caso della cattura di quattro soldati, un
tedesco due lituani ed un austriaco, tutti giovanissimi, che rischiò di rendere
critici i rapporti nella brigata tra chi voleva giustiziarli e chi come Fosco,
vedendo in loro dei ragazzi costretti a combattere come unica alternativa di un
arruolamento coatto, voleva tenerli in vita. I quattro
sopravvissero a testimonianza di come, seppur divisi tra fedi politiche ed ideologie,
la brigata fosse unita. Sul finire di Settembre del '44 Fosco partecipa ai
combattimenti di Monte Battaglia.
Qui la Brigata
Garibaldi respinse, sotto una pioggia battente, le truppe tedesche dopo un
lungo tragico scontro a cui successivamente si unirono truppe americane. La strenua
resistenza di partigiani e soldati americani, costata più di duemila vittime,
fu un episodio di grande valore per la liberazione dell'Italia dai
nazifascisti. Più significativo
per Fosco il contatto con gli Americani avvenuto presso il borgo di Visignano. I Partigiani che lì
si erano acquartierati avvistano da lontano un grosso contingente di militari
che si avvicinano. Preparati al peggio si rifugiano tra le case pronti a
tendere un imboscata al nemico... Quale sorpresa per
Fosco quando compaiono “elmetti diversi” da quelli nazisti e quando un
sottufficiale comincia a domandare ad una vecchietta se: “mamma tu ha visto
partigiani?”, “Tu dire noi, noi americani... Papà e mammà miei Napoletani!”...

Angelo Gentilini, da "sabato sera".