23 maggio 2020

Per sempre dalla parte di *Giovanni Falcone*.

Giovanni Falcone (Palermo18 maggio 1939 – Capaci23 maggio 1992) è stato un magistrato italianovittima di Cosa nostra in Italia insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta: Antonio MontinaroRocco Dicillo e Vito Schifani. Assieme a Paolo Borsellino, collega e amico fino alla morte, Giovanni Falcone è una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale. Falcone venne assassinato in quella che comunemente è detta strage di Capaci, il 23 maggio 1992 alle ore 17:58 Giovanni Brusca azionò il telecomando che provocò l'esplosione di 1000 kg di tritolo sistemati all'interno di fustini in un cunicolo di drenaggio sotto l'autostrada..... wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone 
«La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.»
(Giovanni Falcone, Rai 3, 30 agosto 1991)
Angelo Gentilini, da info wikipedia.org 

22 maggio 2020

Questa sera ore 21.20 su Rai1 il film "Felicia Impastato".

Questa sera, 22 maggio, alle ore 21.20 il film tv “Felicia Impastato” sarà trasmesso su RAI 1. Un’occasione per restare uniti, fare rete attorno alla storia di Peppino e della sua coraggiosa mamma, riflettere sul tema della lotta alla mafia proprio alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci dove persero la vita il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Il film è con Lunetta Savino, Carmelo Galati, Barbara Tabita, Antonio Catania e Giorgio Colangeli, per la regia di Gianfranco Albano. Il 9 maggio 1978 Peppino Impastato viene ucciso dalla mafia. Dal giorno dopo l’assassinio mafioso del figlio, Felicia Impastato lottò per la verità e la giustizia e aprì le porte della sua casa continuando quel processo aggregativo e comunitario intrapreso da Peppino.
Angelo Gentilini 

21 maggio 2020

"Per una lira -1890 l'eccidio delle mondine a Conselice"


"Il 21 maggio 1890 qualcuno a Conselice non avrebbe dovuto morire, ma morì d’un tratto, e non per caso: si fronteggiarono l’abuso di potere e il coraggio, e il primo ebbe la meglio, perché era armato. Oltre ai 3 morti si contarono più di 30 feriti."

Il 20 e 21 maggio 1890 si radunano sulla piazza di Conselice alcune centinaia di lavoratori agricoli avventizi. Tra questi, squadre di braccianti che chiedono l’avvio di nuovi lavori pubblici di bonifica e, soprattutto, una moltitudine di mondine. Il giorno 20, oltre 600 risaiole, 450 lavoranti nelle proprietà Massari e le altre nella proprietà Garbesi, si presentarono nelle risaie. Le trattative fra le mondine e gli ‘agenti’ del generale Massari andarono avanti in un esasperante tira e molla per due intere giornate. Il giorno 21 le risaiole pensavano che avrebbero guadagnato una lira, ma saputo che gli agenti del Massari offrivano solamente 80 centesimi, si concentrarono in piazza a Conselice verso le sette. Un folto gruppo di donne fu guidato in piazza dalle risaie da Clementa Marri in Landi detta Baitona di Lavezzola. Una delegazione di donne si presentò al commissario che si interessò sentitamente delle condizioni delle roncatrici e «le pacificò con la sicura promessa di aumento fino ad una lira del loro salario». Le altre donne avevano preso posto sotto i portici del palazzo comunale e nella piazza. Molte nell’attesa lavoravano di calzetta e di rammendo. Intanto era salita dal commissario una commissione di operai disoccupati di Conselice e Lavezzola. Il Palazzo Comunale era militarmente occupato da 28 carabinieri e la piazza dalla 9ª Compagnia del 10° Fanteria. Sopraggiunse una commissione di operai disoccupati di San Patrizio che voleva raggiungere in municipio gli operai di Conselice e Lavezzola. Il capo commissione si presentò «rispettosamente, col cappello in mano, al comandante dei carabinieri, signor tenente Di Mauro, ma questi brutalmente li accolse e minacciò di farli tagliare a pezzi». Dalla piazza si sollevò un gran vociare di biasimo. «Di Mauro con sette o otto carabinieri si scagliò per ben due volte sulla folla per arrestare all’impazzata. Nacque colluttazione». La truppa, che si trovava in fondo alla piazza divisa in tre plotoni, si spostò sotto il municipio. Il tenente Di Mauro aveva la sciabola sguainata e cominciò a dar giù botte a dritta e a mancina. Un carabiniere col ginocchio puntato e il braccio teso, sparava colpi. Un brigadiere gridava in mezzo alla folla che voleva l’Albina Belletti, viva o morta. E l’ebbe. I soldati innestarono le baionette. La folla, formata per otto decimi da donne e per il resto eran uomini, ma soprattutto bambini, gridò: «Siam vostri fratelli, non ci ammazzate!». S’udì il clack degli otturatori. Volarono addosso ai militari ciabatte, zoccoli, scarpe, sassi. La Gigia e sua madre si scoprirono il petto e gridarono ai carabinieri: «Colpite, vigliacchi!» Due carabinieri s’eran messi sotto le ginocchia un giovane e lo tempestavano. Le donne lo liberarono. I carabinieri sferravano pugni al ventre e botte in testa con le pistole. Albina graffiava e si difendeva con le ciabatte. Un carabiniere s’avventò su di lei, col braccio teso, come una furia. «Albina scappa» gridarono le compagne «t’ammazza!» Albina fuggì, corse, inciampò, fu raggiunta vicino a un ragazzo di sedici anni. Il carabiniere le appoggiò la pistola alla nuca, sparò due colpi. I biondi capelli di Albina volarono in piazza. Poco distante c’era Silvio Felicetti, volevano infilzarlo con una sciabola. La madre, Bolognesi Annunciata, s’avvinghiò al collo del figlio per proteggerlo. Le piantarono nella schiena una sciabola e due pallottole. Tabanelli Francesco attingeva acqua dalla fontana in piazza. Fu ammazzato. Gli scaricarono addosso due pallottole. Il tenente Di Mauro fu atterrato dalla folla, con un sasso in fronte e delle donne se lo volevano portar via. Quel giorno, tutte le operaie di Giovecca, coi loro figlioletti, si trovavano sulla piazza di Conselice. Le donne mostravano i loro bimbi alla truppa. In tutta la zona vi era la fame, mancava la polenta, ma l’arcimilionario generale si rifiutava di dare la paga che davano nelle risaie vicine: una lira.

Al processo che ne seguì nessuno dei militari fu condannato perché nessuno di essi fece il nome di chi aveva ordinato di aprire il fuoco. Furono invece condannati 8 braccianti a 10 mesi di reclusione, essendo stati ritenuti colpevoli di resistenza alla forza pubblica. IL Generale Galeazzo Massari, Duca di Fabriago, proprietario di ricchezze sterminate, che per aver negato alle mondine un aumento di 20 centesimi al giorno era il responsabile morale dell’eccidio, fu nominato ‘per i suoi meriti’ Senatore del Regno; morì nel 1902 fra gli agi nella sua lussuosa dimora di Voghera.
Disse e scrisse Anselmo Marabini: “Conselice segna il punto di partenza della ininterrotta serie di eccidi che bagnarono di sangue proletario le zolle di quasi tutte le regioni d’Italia.”

Estratto dal testo di: Per una lira 1890 l'eccidio delle mondine a Conselice” Rappresentazione inedita con letture di Marina Mazzolani tratte dalle scritture dell'epoca e i canti del Coro delle Mondine di Bentivoglio.
Angelo Gentilini

20 maggio 2020

Evviva i 50 anni dello "Statuto dei lavoratori".

Con la denominazione di “Statuto dei lavoratori” ci si riferisce alla legge n.300 del 20 maggio 1970, recante “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, che è una delle norme principali del diritto del lavoro italiano. La sua introduzione provocò importanti e notevoli modifiche e migliorie sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello dei rapporti fra i datori di lavoro, i lavoratori, le lavoratrici e la qualità della loro rappresentanza sindacale. In Italia la democrazia e i diritti costituzionali sono entrati nei luoghi di lavoro dopo anni di dure lotte, culminate con il cosiddetto “Autunno caldo” del 1969. Il primo a parlarne nel 1952 fu il segretario generale della Cgil Giuseppe Di Vittorio, che poi portò la proposta in Parlamento nel 1957. Proposta rilanciata nel 1963 da Aldo Moro nel discorso di insediamento del suo Governo. Successivamente il maggior promotore dello Statuto fu Giacomo Brodolini, sindacalista socialista che fu Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Purtroppo non lo vide venire alla luce poiché morì poco dopo l'istituzione della Commissione nazionale per la redazione di una bozza di statuto, alla cui presidenza aveva chiamato il docente universitario, anche lui socialista, Gino Giugni, a cui va il merito di aver portato a compimento lo Statuto seguendo le indicazioni già segnate da Brodolini. Lo Statuto dei lavoratori è formato da 6 Titoli per un totale di 41 articoli ed il più conosciuto e dibattuto è l'art.18 “Reintegrazione nel posto di lavoro”, che tutela/tutelava i lavoratori e lavoratrici dai licenziamenti ingiustificati. Puntualmente nel corso degli anni le forze imprenditoriali e le loro forze politiche di riferimento hanno messo in discussione lo "Statuto dei lavoratori" e nell'ultimo decennio con il sopraggiungere della crisi di sistema abbiamo assistito ad un'accelerazione tendente ad imbarbarire le relazioni e la reale democrazia dentro e fuori i posti di lavoro. In effetti, dopo innumerevoli tentativi dei Governi conservatori, l'art. 18 è stato paradossalmente abrogato dal centrosinistra di Matteo Renzi nel marzo 2015, un anno dopo la presentazione del Jobs Act al Consiglio dei ministri. Tutto questo è assurdo perché colpisce dalla parte sbagliata e dalla parte che ha già dato tanto per il nostro Paese e allontana la discussione dalle reali necessità e riforme strutturali. Tenere insieme i diritti del lavoro, quelli della cittadinanza, i beni comuni, la giustizia ambientale, la tutela sanitaria (molto attuale) è l'unico modo per difendere la democrazia e la vita delle persone nella sua complessità. Io spero che ci sia un risveglio dei lavoratori, lavoratrici e di tutti i cittadini in generale, che porti ad una più significativa partecipazione per rivendicare un diverso e sostenibile modello socio-economico, partendo proprio dal lavoro che è l'economia reale che da a tutti la dignità e la libertà, come sancisce la Costituzione della Repubblica Italiana.
Angelo Gentilini

19 maggio 2020

Sta prendendo vita la pista ciclabile del Santerno.

Con la ripresa dell'attività ciclistica sono ritornato a pedalare lungo la nostra bella Valle del Santerno e saltano subito all'occhio gli importanti lavori e opere avviate per la costruzione della pista ciclabile che collegherà Mordano a Castel Del Rio. Detto che negli anni passati ho scritto diversi articoli sull'utilità delle piste ciclabili extra-urbane e sull'evidente necessità presente nella nostra valle è chiaro che sono totalmente favorevole a questo progetto. Però mi sorge un dubbio che è legato al fondo stradale di questo percorso, che ha si un'alta valenza turistica-paesaggistica, ma che dovrebbe anche contribuire a ridurre il traffico delle due ruote sulla strada Montanara, che come si sa è un'arteria stradale con una consistente presenza di camion, auto e moto, e con una forte intensificazione nei fine settimana estivi. Bene, se il fondo stradale sarà ghiaiato, la pista farà frequentata dai biker e semmai dalle persone che vogliono fare una passeggiata naturalistica con l'uso di bici adatte a questa tipologia di fondo, ma sarà molto difficile che la percorrino i ciclisti che usano le biciclette sportive stradali, per il semplice motivo che i tubolari, o copertoncini, per l'uso stradale abbisognano del fondo asfaltato e non ghiaiato che può essere portatore di forature dei tubolari e dei copertoncini, che tra l'altro sono abbastanza costosi. Questa mia osservazione non vuole essere una critica contro la bontà di questa opera, ma spero sia un contributo al fine di migliorarla per mettere più in sicurezza i ciclisti sportivi, che sono la maggioranza, e la totalità della viabilità della Valle del Santerno.
Ricordo un'esperienza vissuta e raccontata dal "mitico" ex Commissario Tecnico della nazionale italiana di ciclismo, Alfredo Martini
"Ci stavamo allenando per il mondiale nei dintorni di Copenhagen, io, Coppi, Bartali e altri. La Polizia danese ci fermò e ci invitò a continuare l'allenamento sulla strada ciclabile e non su quella destinata alle auto. ERA IL 1949!!!".

Allego sotto i link dei vari pezzi che ho scritto negli anni passati:
Dove Andremo in Bicicletta??? angelogentilini.blogspot.com/2009/09/dove-andremo-in-bicicletta
La Faenza-Granarolo, un esempio da seguire. 2009/12/la-faenza-granarolo-un-esempio-da seguire
Idee e proposte per il ciclismo. angelogentilini.blogspot.com/idee-e-proposte-per-il-ciclismo 
Numeri auto e ciclo. angelogentilini.blogspot.com/2010/12/numeri-auto-ciclo 
Angelo Gentilini

16 maggio 2020

Il ricordo del *Partigiano Caio*, del Prof. Andrea Bandini.

 
Nardi Giovanni, nome di battaglia "Caio", nasce il 10 aprile 1923 a Riolo Terme (RA). Studente dell’Istituto magistrale, è uno dei giovani imolesi che con Francesco Sangiorgi, a cui fu legato da una profonda amicizia, da una comunanza di ideali e posizioni politiche – entrambi comunisti -, entra a far parte del gruppo intellettuale di Imola. Già nella primavera del 1943, incurante delle ritorsioni fasciste, manifesta le sue idee “con un entusiasmo che non conosceva limiti”.....
Gli è stata conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare nella Lotta Partigiana con la seguente motivazione:
“Valoroso ed eroico combattente, fra i primi organizzatori del locale Movimento Partigiano, veniva per i suoi meriti eletto Comandante di compagnia. Sorpreso con pochi compagni in una imboscata tesa dal nemico, accettava l’impari lotta e dopo aver lanciato l’ultima bomba a mano, cadeva gloriosamente colpito al petto».
Casetta di Tiara – Firenzuola, 10 maggio 1944.
Approfondisci: storiedimenticate.//nardi-giovanni-nome-di-battaglia-caio 
Angelo Gentilini, da info Prof. Andrea Bandini e storiedimenticate.wordpress.com 

13 maggio 2020

Imola e il ricordo del 13 maggio 1944 di Andrea Bandini e Cidra.

13 maggio 1944... Era una calda giornata di maggio e l'allarme aereo si fece sentire alla mattina prima delle 11, e come al solito uscimmo di casa per andare verso il centro, noi che ci trovavamo in Viale Galvani a 200 metri dalla Ferrovia e dalla Cogne e dall'Orsa. Poi dopo il passaggio di una serie di "fortezze volanti" che andavano verso il nord venne il cessato allarme. Alle 14,30 nuovo allarme aereo e questa volta si fa sul serio in quanto gli aerei volteggiano in formazione sopra la Scuola Agraria e improvvisamente dall'aereo di testa scatta un fumogeno bianco: è il segnale dell'inizio del bombardamento. Arrivo a fatica in Via Aspromonte nell'orto della "Pozza" quando i sibili alternati agli scoppi mi fanno capire che ci saranno lutti e rovine. Si alza il fumo nero e l'acre odore che impregna l'aria con i fili della luce a terra e con la paura che ci opprime... Alla fine case distrutte o danneggiate e 53 morti con oltre 60 feriti... 
(Andrea Bandini. "Per non dimenticare Imola 1939/1945")

Il 13 maggio 1944 la Città di Imola subì la prima incursione aerea alleata. Le "fortezze volanti B24", partite dalla Puglia, sganciarono sulla città 300 bombe da 240 chilogrammi.
Da questa data e fino all'aprile del 1945 si verificano 150 incursioni aeree che in totale sganciarono 1.700 bombe, di cui 200 incendiarie. La pioggia di fuoco provoca la morte di 218 persone e 400 feriti.

"Dal 1943 al 1945 la città è occupata dai tedeschi e la guerra entra prepotentemente nella vita degli imolesi: le forze alleate anglo-americane , bombardano e cannoneggiano strade, ponti e snodi ferroviari, distruggendo case, mettendo in fuga intere famiglie e provocando la morte di molti civili. A difesa delle incursioni aeree vengono allestiti dal Comune dei rifugi anticrollo in diversi punti della città: sono costruiti in mattoni, interrati con soprastrato di terra e muniti di sfiatatoi" (Cidra Imola)
Angelo Gentilini, da info Cidra Imola e Prof. Andrea Bandini.

10 maggio 2020

**W la mia Mamma, Giugni Pierina, classe 1933**

Evviva, evviva la mia *Mamma*, Giugni Pierina nata nel 1933 nel Comune di Monte San Pietro di Bologna, presso una villa/clinica dove le nobili e ricche famiglie bolognesi isolavano per diversi mesi le giovani servette che i loro rampolli avevano messo incinta, e ovviamente era loro intenzione nascondere il fatto all'opinione pubblica. Una volta nata fu portata e lasciata al Brefotrofio di Bologna e successivamente fu adottata da una famiglia abitante nella Frazione di Isola di Riolo Terme. Giunta ai 4 anni di età, considerardo il calare del contributo economico statale pro-adozione, questa famiglia non riusciva più a sostenere la crescita di mia madre e perciò si accordò per passarla ad un'altra famiglia di mezzadri in un grande podere agricolo nella zona collinare della Serra, tra Imola e Castelbolognese. Ovviamente fin da piccolissima ha dovuto sostenere tanto lavoro nei campi, nella gestione della casa e dei numerosi nuovi fratelli di crescita. Inoltre ha ancora tantissimi nitidi ricordi sui rischi legati al periodo durante la Seconda guerra mondiale perchè quella zona era proprio sulla Linea Gotica. A volte ricorda: "Avevamo i fascisti, o i tedeschi, in casa a bere e mangiare, e i Partigiani nascosti nelle cantine".
Nel primo periodo post bellico veniva chiamata anche a servizio dall'allora importante Contessa della Serra, nel palazzo tutt'ora ben visibile in mezzo ai boschi in cima alla salita della Serra.
Il 1954 fu la svolta della sua vita perchè ad inizio anno si sposò con mio padre Umberto e si trasferirono insieme alla famiglia del fratello di mio padre a Belricetto di Fusignano con un contratto di mezzadria in un bel podere già ben impiantato, e nel mese di novembre, dopo tanto soffrire e con un difficile parto , diede alla luce il sottoscritto all'Ospedale di Fusignano. Arrivati al 1957 (la foto risale a quel periodo) i miei genitori decidono di trasferirsi nel Comune di Imola dove era in corso un importante sviluppo industriale e perciò erano fiduciosi di trovare delle buone soluzioni lavorative e ci sistemammo nel grande casone di campagna chiamato "La Galinera" vicino alla chiesa di Linaro. Mio padre dopo un periodo alla Cooperativa dei muratori fu assunto alla Cogne, mentre la mia mamma faceva di tutto: ricamatrice, magliaia per guanti, raccoglitrice di fragole e operaia nei vari magazzini della lavorazione della frutta di Ponticelli e Linaro, oltre ad altri saltuari lavori. Arrivati a fine anni 60 fu assunta nella neo nata Ceramica Santerno come operaia al reparto scelta, da cui si licenziò negli anni 80 per motivi di salute e riuscì poi sucessivamente ad essere assunta alla Sacmi di Imola come fattorina nel reparto sperimentale e officina prototipi, lavoro che l'ha accompagnata alla pensione. Mia madre è stata anche un'orgogliosa cuoca della Festa dell'Unità di Ponticelli e Lungofiume, sempre fissa al ristorante della Vallata, dove io facevo il cameriere. Come era orgogliosa di aver preso negli anni 60 la patente di guida dell'auto, come una vera conquista, e di aver guidato fino a due anni. Poi ha amato molto viaggiare dalla Russia, Olanda, Spagna, Francia, Austria, Svizzera, Marocco, Tunisia, oltre a tante altre località italiane, dal mare, alla montagna. E' stata con mio figlio Gabriele una premurosa e molto presente nonna e questo mi ha permesso di dedicarmi con più impegno e sostenibilità all'attività ciclistica agonistica e poi di allenatore, ma purtroppo è rimasta vedova nel 2003, il giorno in cui mio padre fu colto da un infarto in una tranquilla mattinata di caccia nella collina sopra a Ponticelli. Da quel giorno non ha più viaggiato per una sua scelta di vicinanza a mio padre e ora è una serena bis nonna di Viola e Linda, guarda molto la tv e per esempio non si persa nessuna delle puntate "La Scelta - I Partigiani Raccontano", emozionandosi ogni volta, inoltre tutti i giorni legge il Resto del Carlino per le info locali e nazionali. Ogni tanto mi fa spazientire perchè non sta molto riguardata nell'alimentazione, ma lei ti spiazza sempre: "Oh... adesso che ho i soldi non posso mangiare quello che mi pare, mentre un tempo si mangiava quello che si poteva". Grazie, grazie, grazie *Mamma* di avermi dato la vita e di avermi aiutato a crescere con i valori dell'onestà, solidarietà, amicizia tra le persone e i giusti ideali proletari.
Angelo Gentilini 

01 maggio 2020

"Buon 1° Maggio con il lavoro in sicurezza"

«Il lavoro in sicurezza: per costruire il futuro»: è questo lo slogan che Cgil, Cisl e Uil hanno scelto quest’anno per la giornata del Primo Maggio. Tutte le manifestazioni nazionali e territoriali sono state annullate a causa del protrarsi dell’emergenza Covid-19, ma questo Primo Maggio ha un significato ancora più profondo perché è il lavoro in sicurezza che farà ripartire la produzione e l’economia del nostro Paese e darà una prospettiva alle lavoratrici e ai lavoratori.
«La sicurezza sul lavoro e la buona occupazione sono temi che come organizzazioni sindacali abbiamo sempre rimarcato – afferma Mirella Collina segretaria generale della Camera del Lavoro di Imola – ma sono sempre stati messi in secondo piano e trascurati rispetto al profitto e ad un mercato senza regole. Non ci possiamo dimenticare di chi è morto sul lavoro, un migliaio di vittime ogni anno. Questa emergenza, in tutta la sua drammaticità, ci ha fatto capire quali sono le priorità, la salute delle persone e un servizio sanitario pubblico che funziona, di cui dobbiamo essere orgogliosi, grazie al lavoro instancabile di tutti gli operatori negli ultimi due mesi. Un servizio pubblico che ha retto all’urto di una pandemia nonostante i tagli di risorse che anno dopo anno lo hanno indebolito e via via smantellato. Dobbiamo rimettere al centro il lavoro, i lavoratori e i loro diritti, valori dettati dalla nostra Costituzione. Ripartiamo da qui, dai fondamentali, per cercare soluzioni condivise in questa fase di transizione e in quella che seguirà. Istituzioni, associazioni datoriali e sindacati si stanno confrontando nei vari tavoli aperti, sia a livello nazionale che territoriale, per valutare tutti gli aspetti per una ripartenza che garantisca la sicurezza di tutti. A livello nazionale è stato rivisto il protocollo sulla sicurezza del 14 marzo ed è a questo che ci dobbiamo attenere declinando le linee-guida ad ogni filiera, settore, ad ogni singola impresa e servizio. Questo è l’impegno preso da tutti al tavolo metropolitano, con il comune di Imola e con il Circondario imolese. In questo momento è necessaria una solidarietà territoriale di mutuo aiuto alle categorie, ai settori e alle imprese più piccole che sono più in difficoltà. Questo territorio non può scordarsi dei valori che lo hanno portato in passato ad essere un territorio ricco di imprese e di lavoro e di quello che la cooperazione ha rappresentato e rappresenta tuttora. Dopo quella sanitaria ci troviamo ora a dover affrontare un’emergenza sociale ed economica. Dobbiamo trovare soluzioni per chi il lavoro lo ha perso e per chi non riuscirà a riaprire la propria attività, per chi non riesce ad arrivare a fine mese e ancora non ha ancora visto retribuito l’ammortizzatore sociale dall’Inps o dalle banche. La nostra attenzione deve anche rivolgersi agli anziani e ai bambini, sui quali le restrizioni stanno pesando particolarmente. I primi, bersaglio del virus, ora più che mai isolati, così come i bambini lontani dagli amici, dalle insegnanti, dai nonni, tutti punti di riferimento fondamentali per la loro crescita. Ci attende una sfida importante da affrontare e questo Primo Maggio porta con sé un mondo cambiato ma intriso di valori ritrovati e con lo sguardo al futuro. Viva il Primo Maggio».
Due gli appuntamenti nazionali del 1° Maggio:
– dalle 12.20 alle 13.00 speciale del Tg3 con i segretari generali di Cgil Cisl Uil, Landini, Furlan e Barbagallo sui temi del lavoro, della ripresa produttiva e dell’emergenza sanitaria.
– dalle ore 20 alle 24 su Rai3, Rai Radio 2, Rai Play edizione straordinaria del Concertone con l’evento “Musica per l’Italia”
Angelo Gentilini, da info www.cgilimola.it/cgil // www.facebook.com/cgilimola 

30 aprile 2020

Oggi si doveva rendere onore ai caduti Cogne Imola.

Oggi, giovedì 30 aprile, Anpi, Amministrazione comunale, sindacati, dipendenti e pensionati ex Cognetex, Direzione aziendale e cittadini resistenti, ci si doveva trovare alle ore 11 per ricordare e rendere onore ai caduti della Cogne di Imola. 
Ma purtroppo le regole e limitazioni imposte dal Covid 19 non rende possibile lo svolgimento della cerimonia.  Con il 70° Anniversario della Liberazione avvenne la re-inaugurazione di questo monumento che fu parte del progetto con le scuole imolesi "Quando un posto diventa un luogo" e poi ogni anno è stato inserito nel programma delle iniziative "Sulle strade della Libertà"
Il monumento ai Caduti della Cogne, inaugurato nel 1955, rende onore ai 47 dipendenti caduti per la Libertà, il Lavoro e l'Indipendenza durante la Seconda guerra mondiale. In particolare 28 sono caduti nella guerra di Liberazione, 13 in guerra, 4 in seguito ad incursione aerea e 2 caduti sul lavoro. Nel 1955 era stato posizionato all'interno dello stabilimento, vicino all'entrata principale, nell'area ora chiamata ex Cogne. Poi con lo spostamento generale di tutte le attività aziendali negli anni 80 anche il monumento fu collocato all'esterno del nuovo stabilimento Cognetex, nell'area parcheggio e difronte alla fermata degli autobus di linea pubblica che un tempo raggiungevano l'azienda da diversi territori per il trasporto dei lavoratori e lavoratrici. Ora considerato il cambiamento d'uso dell'area e le varie crisi aziendali con i relativi passaggi di proprietà, che stanno minando il valore storico della presenza del monumento ai Caduti Cogne in quel sito, l'ANPI di Imola congiuntamente ai sindacati Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, ha avanzato all'Amministrazione comunale un progetto per ricollocare il monumento nell'area ex Cogne. Questo monumento è molto importante perché testimonia che la lotta della Resistenza contro la ferocia nazi-fascista si è combattuta anche nelle fabbriche con varie azioni di sabotaggio, materiale informativo e manifestazioni sostenute dai lavoratori e lavoratrici. E il contributo dei dipendenti Cogne di Imola è stato molto significativo anche nelle battaglie resistenti nei nostri monti allorché un consistente manipolo di lavoratori, dopo il durissimo sciopero del 1° maggio 1944, seguì Carlo Nicoli aggregandosi alla 36à Brigata Garibaldi "Alessandro Bianconcini". 
A ricordo e memoria riporto il messaggio inciso in una facciata del monumento:
Onore e gloria ai caduti per la Libertà, il Lavoro e l'Indipendenza”
Sia per noi sprone e forza a proseguire nella lotta per la quale siete caduti”
Angelo Gentilini