09 gennaio 2016

Evasione? Una vecchia sentenza per far capire come funziona!!!

 La Cassazione ha assolto gli stilisti Dolce e Gabbana «perché il fatto non sussiste» dall'accusa di evasione fiscale. Gli stilisti erano stati condannati in appello a un anno e sei mesi di reclusione.
Assolti anche il commercialista Luciano Patelli e i manager Cristiana Ruella e Giuseppe Minoni per i quali in secondo grado era stata emessa sentenza di condanna pari ad un anno e due mesi.
L'accusa di omessa dichiarazione dei redditi riguardava appunto la societa Gado, all'epoca dei fatti con sede in Lussemburgo, per gli anni 2004 e 2005. Le contestazioni che riguardano il 2004 si sono già prescritte, mentre per il 2005 è intervenuta la prescrizione relativa all'Iva, quando per altre imposte la prescrizione scatterà il prossimo mese di novembre. Secondo la tesi accusatoria della procura di Milano, la Gado sarebbe stata un caso di esterovestizione, basata in Lussemburgo solo per pagare meno tasse ma di fatto amministrata in Italia. La società era stata creata in una fase di riorganizzazione del gruppo di moda per la gestione dei marchi, tra cui Dolce&Gabbana, D&G Dolce e Gabbana, ceduti alla Gado dai due creatori di moda. Nell'aprile 2011 il gup di Milano aveva assolto gli imputati «perché il fatto non sussiste», ma la Cassazione, nel novembre successivo, aveva annullato la decisione del gup e rinviato gli atti a Milano. La contestazione nei confronti della società - e degli imputati - era di non aver pagato tasse per un imponibile di 200 milioni di euro. In primo grado, poi, Dolce e Gabbana erano stati condannati a un anno e otto mesi ciascuno, con riduzione come detto di due mesi in appello. Proprio in appello il procuratore Santamaria aveva chiesto l’assoluzione, senza riuscire a convincere la Corte. Poi arriva la Cassazione e il "fatto non sussiste".
www.ilsole24ore.com/dolce-e-gabbana--cassazione-confermare-condanna-ma-ridurre-pena
Il sole 24ore Italia, Giovedì  07 Gennaio 2016  Aggiornato alle 14:30
Termini come pianificazione fiscale aggressiva, libertà di concorrenza, libertà di stabilimento girano tutti intorno al fatto che operatori economici "liberi" non intendono assumersi la "responsabilità" di lasciare parte e solo parte dei loro introiti nello Stato di cui dichiarano di "essere orgogliosi" di appartenere! Decidere e pianificare di portare fuori del territorio nazionale i propri introiti e parte dei propri guadagni significa avere parte della responsabilità della chiusura di asili pubblici o anche di ospedali.E' questo l'orgoglio italiano dei due stilisti?
La libertà senza responsabilità è solo arbitrio. (Anna Salfi)
Angelo Gentilini, da info  "il sole 24ore"