
Imola, 7 novembre 1968, cinque giorni prima del mio 14° compleanno, fu una giornata che non posso dimenticare, e soprattutto ricordo benissimo quei lunghi e neri manganelli usati dagli agenti/militi della Celere per picchiarci.
Quella mattina, di giovedì 7 novembre, gli studenti dell' ITIS e IPSIA Alberghetti di Imola organizzammo un presidio ai cancelli della scuola in Viale Dante, sostenuto da un volantino:
"Avanti col potere studentesco: alla nostra richiesta ufficiale dell'assemblea, l'autorità scolastica continua a rispondere evasivamente. L'assemblea è il modo per noi studenti di essere soggetti della nostra scuola. La proposta autoritaria dei rappresentanti di classe è un modo di riproporre il vecchio schema paternalistico. Discutiamo dei compiti che la situazione di lotta creatasi ci impone, per ora fuori dalla scuola, essendoci stato negato lo spazio all'interno dell'istituto." (Commissione ITI Movim. Studenti )
L'adesione di noi studenti fu quasi totale, circa 700 ragazzi, con altri più grandi universitari si decise di andare difronte al Liceo Scientifico e Ragioneria per stimolare la loro adesione e partecipazione.
Verso le ore 9 all'altezza delle scuole medie Valsalva, che io avevo frequentato, arrivarono delle camionette della Celere e senza che noi avessimo dato dei segnali di violenze, o gesti particolari, ci caricarono picchiando con i manganelli.
Successivamente alcuni studenti più grandi vennero fermati e caricati sulle camionette e allora noi, incitati da Edes, una ragazza che conoscevo, ci sedemmo a terra tutti intorno alle camionette chiedendo il rilascio degli studenti incuranti dello sgasare da parte degli autisti per intimidirci.
Dopo che furono liberati i nostri compagni ritornammo in Viale Dante davanti al cancello dell'Alberghetti e purtroppo la Celere ci attaccò di nuovo menando a tutta forza con i manganelli e questa volta ci fecero male nonostante il nostro pacifista sconcerto, alcuni giovani studenti furono colpiti in viso e/o su altre parti del corpo.
Ho ancora ben presente lo studente che era vicino a me e che fu colpito in fronte, iniziò a sanguinare ed io nella ancor mia pura fanciullezza dissi a quell’agente che poteva avere l’età di mio padre:
“Ma perché ci picchiate? Non stiamo facendo niente di male”.
I manganelli che ci avevano fatto male consolidarono maggiormente la partecipazione alla lotta studentesca e così nel pomeriggio sostenemmo un'assemblea al parco delle Acque Minerali nel prato in cima al Monte Castellaccio per discutere dei gravi fatti accaduti e valutare come muoverci, a seguire sostenemmo altre riunioni alle tribune dell'Autodromo e ancora sul Monte Castellaccio nelle giornate successive al 7 novembre, in cui incassammo la solidarietà dei partiti di sinistra, delle organizzazioni sindacali e da tutto il Movimento Operaio imolese, e in particolare dai lavoratori e lavoratrici Cogne Imola che erano impegnati, a loro volta, in una tenace lotta per ottenere il riconoscimento dei diritti Costituzionali.A
seguito di questa triste e grave situazione il Movimento Studentesco
imolese e il Movimento Operaio Cogne si avvicinarono e si unirono
nella lotta, come ricorda uno storico volantino, contribuendo insieme
a tanti altri movimenti impegnati in molte città italiane al
riconoscimento il 20 maggio 1970 dello Statuto dei Lavoratori,
finalmente la Costituzione entrò in fabbrica, come tanti altri
contesti italiani, scuola compreso, iniziarono dei nuovi percorsi
democratici partecipativi.
E nonostante tutti gli attuali problemi che esistono nel mondo della scuola italiana, credo che la lotta di quegli anni sia stata uno sparti acqua e ha effettivamente costruito la rappresentanza degli studenti, dei genitori e una diversa modalità relazionale e gestionale dei docenti.
Angelo Gentilini
