13 gennaio 2014

Rilancio..."La ripresa dell'anno dopo"

Essendo in corso d'opera un nuovo confronto politico sulle tematiche del lavoro, sui problemi della crisi e come fare per uscirne, rilancio una sintesi dal "Piano del lavoro" e da "La ripresa dell'anno dopo", che sono delle analisi e simulazioni a firma Cgil effettuate nel 2013. Il problema che evidenziano queste corpose e approfondite analisi è sempre lo stesso che si afferma da anni. In Italia occorrono dei piani industriali nazionali in tutti i settori, con investimenti in nuove sinergie tra pubblico e privato, in concerto con l'Europa e che incidano nelle scelte del mercato globalizzato. Già nel 1975 Enrico Berlinguer, un politico dal pensiero lungo, affermava che se non si arrivava ad una forma di Governance mondiale, almeno sui processi più importanti, avremmo avuto un futuro molto incerto, l'aumento delle disuguaglianze e delle povertà. Io credo fermamente che senza una visione d'insieme e complessiva, difficilmente se ne verrà fuori, per il semplice fatto che un tempo tutte le merci e prodotti occorrenti al mondo venivano costruiti da pochi paesi, tra cui l'Italia. Mentre ora, è vero che il mondo globalizzato è un mercato più grande ed in via di espansione, ma è anche vero che tanti paesi che un tempo erano poveri ora sono dei nuovi produttori di merci e delle potenze industriali mondiali, con il crescente peso assunto dalla finanza a sfavore del lavoro manifatturiero, dei lavoratori e lavoratrici di tutto il mondo industrializzato.
 Angelo Gentilini

10 giugno 2013


"La ripresa dell'anno dopo"

La ripresa non arriva, né in Italia, né in Europa. I dati ormai sono inconfutabili.
In Italia dal 2008 il PIL perde mediamente 1,1 punti percentuali ogni anno, mentre al 2013 i posti di lavoro sono diminuiti di oltre 1 milione e mezzo rispetto al 2007. I salari lordi perdono lo 0,1% ogni anno (quelli netti lo 0,4%). La produttività è mediamente negativa (-0,2%). Gli investimenti diminuiscono mediamente 3,6 punti l’anno. Nell’ambito delle attuali tendenze, senza prevedere modifiche significative della politica economica, nazionale ed europea, emerge con chiarezza che, anche nella migliore delle ipotesi in campo, per uscire dalla crisi occorre ancora molto tempo, perciò è estremamente necessario un cambio di paradigma.
 “La creazione di lavoro crea crescita, che a sua volta crea nuovo lavoro”.
Il “Piano del Lavoro proposto dalla CGIL”, si fonda sull’idea di rispondere alla crisi globale e al declino dell’economia italiana attraverso un forte sostegno alla domanda, che avvenga proprio con un piano straordinario di creazione diretta di nuova occupazione, nuovi investimenti pubblici e privati, verso l’innovazione e i beni comuni. A ciò si affianca un’importante riforma delle entrate e della finanza pubblica per liberare le risorse utili e per una restituzione fiscale a vantaggio dei redditi “fissi” (salari e pensioni) e degli investimenti. In quest’ottica si ricompone la crescita verso la domanda interna, investendo nello sviluppo e in quei settori non esposti alla concorrenza internazionale e non direttamente ascrivibili al mercato. Per questa via è possibile recuperare nel medio periodo anche il potenziale di crescita e di sviluppo del Paese precedente alla crisi. In cifre, utilizzando il modello econometrico elaborato dal CER per stimare l’impatto del Piano del Lavoro , si possono prevedere i possibili tempi della ripresa derivante dall’attivazione delle misure indicate nel piano, nel breve e nel medio periodo, partendo dallo scenario attuale: 
RISULTATO: in 3 anni, al 2016, potrebbe essere possibile recuperare il livello occupazionale pre-crisi (2007) e in 4 anni, al 2017, il livello del PIL, della produttività e degli investimenti. Il livello della retribuzione di fatto media annua lorda potrebbe essere recuperato addirittura nel 2014. Anche il recupero della perdita cumulata e del livello potenziale (al netto della crisi)sarebbe molto più rapido, dato anche il maggior livello di crescita potenziale che si conterebbe nella variazione media annua 2014-2020 del PIL (+2,7%), dell’occupazione (+1,9%), degli investimenti (+5,0%) e di salari e produttività, che crescerebbero di uno 0,8% annuo oltre il livello dei prezzi. Tutte dinamiche più sostenute di quelle pre-crisi (2000-2007)
Angelo Gentilini, (sintesi da analisi Cgil Nazionale)
 «La crisi finisce solo quando si torna alla piena occupazione
 e i salari reali tornano a crescere»          (Joseph Stiglitz)