07 aprile 2014

Pensionati, il 43% è sotto i mille euro al mese.

Nel 2012 oltre 7 milioni di pensionati, secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dall’Istat, ha percepito un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese. Mentre sono quasi 12 mila i pensionati d’oro che percepiscono oltre 12 mila euro al mese. Sempre l’Istat ha rilevato che il tasso di disoccupazione a febbraio 2014 è al 13,0%, il dato più alto di sempre. L’esercito dei disoccupati ha superato per la prima volta la soglia record dei 3,3 milioni. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a febbraio è pari al 42,3%. «I dati confermano ancora una volta che i pensionati italiani vivono in una condizione di grande difficoltà – afferma Sauro Dal Pane, segretario generale dello Spi-Cgil di Imola -. Il governo però sembra non preoccuparsene e ha scelto di escluderli dal provvedimento di sostegno al reddito, non riconoscendo loro gli 80 euro in più a fine mese. Tra l’altro in tantissimi casi, è proprio solo grazie alla pensione che alcune famiglie riescono a sopravvivere, visto che spesso i familiari perdono il lavoro e non vi è nessun altro reddito su cui contare. Occorre intervenire al più presto per contrastare la disoccupazione, ma con il decreto lavoro il governo non sembra andare in questa direzione, piuttosto punta ad una maggiore precarizzazione. La Cgil chiede di continuare sulla strada dell’alleggerimento della pressione fiscale su lavoratori, pensionati e imprese per rilanciare consumi e investimenti – conclude Dal Pane – ma al tempo stesso il governo deve rimettere al centro la creazione di posti di lavoro e tutelare il potere d’acquisto delle pensioni».
A.G. da info Comunicato Stampa Spi-Cgil Imola

05 aprile 2014

Ex Cognetex si è riaperto uno spiraglio

Ex Cognetex, incontro con il commissario giudiziale: spiraglio aperto per la vendita

Lo stabilimento della "Sant'Andrea Novara" di Imola
Lo stabilimento della “Sant’Andrea Novara” di Imola
In tarda mattinata le Organizzazioni sindacali e i lavoratori dello stabilimento di Imola della Sant’Andrea Novara (ex Cognetex) hanno incontrato il Commissario Giudiziale venuto appositamente per chiarire e confrontarsi sui complicati e complessi aspetti della procedura concordataria e sullo scenario nel quale ci si trova al momento.
A.G. da info Cgil.it

03 aprile 2014

Anpi Imola solidale con i lavoratori Cognetex

L’ANPI di Imola esprime piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici dell’ex Cognetex di Imola, ora in capo alla Sant’Andrea di Novara, il 31 marzo 2014 sono stati colpiti da una sconcertante decisione aziendale, che modificando il Piano concordatario, imponeva l’immediata cessazione delle attività a far data dal 1° aprile 2014, con tutti i lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a zero ore. Si ricorda che la Cogne di Imola è stata un centro molto attivo della lotta partigiana, della resistenza, della liberazione e della ricostruzione,  che è stata elemento decisivo ai fini della formazione politica e civile della Città di Imola e di tutto il comprensorio e per lo sviluppo economico e professionale del tessuto produttivo locale. Quali fedeli difensori degli alti valori e principi Costituzionali, a partire dal lavoro, e considerando la gravità della situazione occupazionale a livello locale, chiediamo la revoca del nefasto provvedimento e che il Commissario Giudiziale decida di assegnare il punto produttivo imolese alla cordata di Alessandro Curti che ne prevede la continuità e il rinnovamento produttivo. Al proposito il ritardo e il mancato accoglimento della proposta, all'ANPI sembra inaudita e inaccettabile. Pertanto auspichiamo e caldeggiamo il massimo impegno di tutte le componenti economiche, sociali e istituzionali, affinché si sblocchi la situazione al fine di garantire la continuità produttiva e occupazionale della storica azienda imolese. Sarebbe un inaccettabile paradosso assistere alla chiusura di una azienda che sappiamo ha ancora in essere le conoscenze tecniche, i prodotti, il mercato, i clienti e le commesse e per la quale esistono valide proposte di continuità e rinnovamento produttivo.
Bruno Solaroli (Presidente Anpi Imola)

02 aprile 2014

Solidarietà al presidio dei lavoratori Cognetex

Continua la mobilitazione dei lavoratori e lavoratrici ex Cognetex. Nella prima parte della mattinata, per alcune ore, è stato presidiato il ponte di accesso allo stabilimento, presidio-occupazione poi organizzato e strutturato all'interno, difronte all'area produttiva e che continuerà anche nei prossimi giorni in parallelo alla trattativa volta allo sblocco dell'attività produttiva in corso d'opera, ed inspiegabilmente bloccata dai vertici aziendali novaresi. Nel contempo nella giornata odierna Anna Pariani, Presidente Gruppo PD Assemblea Regione Emilia Romagna, ha espresso personalmente la sua solidarietà presentandosi al presidio dei lavoratori e sindacati, poi ha presentato un'interrogazione alla Giunta Regionale. Nella stessa mattinata Roberto Sconciaforni, Consigliare Regionale FDS, ha presentato un'altra interrogazione al Presidente dell' Assemblea Legislativa Regione Emilia Romagna. E' giunto anche l'interessamento di Rai3 regionale, che ha realizzato e messo in onda sui Tg un servizio sul caso Cognetex, oltre agli articoli apparsi su tutti i quotidiani locali e in vari siti e blog. Si è prontamente attivata anche la solidarietà e il sostegno dell' Anpi di Imola che farà pervenire alla stampa e al Sindaco di Imola un proprio comunicato, oltre ad interventi di Marco Raccagna (Segr.Pd), di Rifondazione Comunista e del PDCI. I sindacati hanno convocato le testate giornalistiche in una conferenza stampa che si terrà domattina alle ore 10.00 difronte all'area produttiva, sempre per evidenziare il paradosso che i lavoratori e le loro famiglie stanno ingiustamente attraversando, con la speranza che l'incontro con il Commissario Giudiziale sia utile, costruttivo e rispettoso della continuità produttiva e dell'occupazione. In giornata è sopraggiunto il messaggio solidale dell' Onorevole del Pd, Daniele Montroni: "Siamo difronte ad un comportamento inaccettabile della proprietà tanto più grave in quanto la quinta proposta di acquisto presentata da una cordata imolese attende da febbraio di essere valutata, dopo che le prime quattro sono state respinte. Un atteggiamento da contrastare con forza perché non trova giustificazione se messo in relazione alla produzione in atto nello stabilimento imolese e all'impossibilità di evadere gli ordinativi in conseguenza della chiusura. In questa difficile situazione economica ogni azione utile a mantenere aperto un polo produttivo va tenacemente perseguita, tanto più se in presenza di produzioni con ampie possibilità di mercato. La proprietà non può pensare di chiudere uno stabilimento per logiche che contrastano con la cultura imprenditoriale e sociale di questo territorio, scaricando sui lavoratori il prezzo di quelle scelte senza che ciò determini una reazione forte".
 Angelo Gentilini

Alla Cognetex un 1° aprile da profondo nero

In data 31 marzo 2014, alle ore 16.30, la Direzione Aziendale della Sant’Andrea Novara Spa, a cui fa capo l’azienda imolese, ha diramato un comunicato per informare tutti i lavoratori e lavoratrici delle unità operative di Novara e Imola che, sulla base della modifica del Piano concordatario, a far data dal 1° aprile 2014, tutte le attività della società cessano e dallo stesso giorno i dipendenti saranno posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a zero ore. Sindacati e lavoratori imolesi si sono subito mobilitati e dopo l’assemblea hanno organizzato un presidio sul ponte di accesso allo stabilimento e nel contempo hanno impugnato  il provvedimento che è illegittimo perché impedisce la consegna di commesse in essere e il relativo fatturato, oltre che a mettere a rischio il mantenimento  di importanti clienti e attività con la conseguente perdita di valore e interesse industriale. Nel corso del presidio si è attivata una frenetica trattativa tra Imola e Novara, con i vertici aziendali e con il Commissario Giudiziale, che ha garantito la disponibilità ad incontrare sindacati e lavoratori presso lo stabilimento Cognetex. Oggi alle ore 8.00, sindacati e lavoratori si ritroveranno per continuare la lotta, con la piena disponibilità delle maestranze anche all’autogestione delle attività lavorative, o se non possibile dalla vigente legislazione italiana del lavoro, ad una forma di occupazione del sito produttivo. Il tutto è inaccettabile perché ci sono competenze, conoscenze tecniche, prodotti, clienti, ordini e commesse in corso e in trattativa e per interessi extra territoriali si assiste alla chiusura di un’azienda che, prima della privatizzazione del 1993, era leader mondiale nel settore meccano-tessile e ciò nonostante ci sia in campo anche una cordata di imprenditori locali che, da anni, sono disponibili a prelevare l’azienda e a garantirne la continuità produttiva e occupazionale. Per memoria storica ricordo che fino ad agosto 2012 con la gestione dell’allora direttore generale Fabrizio Imelio, coadiuvato nell’organizzazione del sito di Imola da Gianfranco Barnabà, si stava concretizzando il rilancio dell’azienda, si registrarono diverse assunzioni di giovani lavoratori e la crescita dell’indotto, attraverso l’intensificarsi delle attività conto terzi, la diversificazione delle collaborazioni produttive, acquisizioni di commesse e ordini delle pregiate macchine tessili a marchio Cognetex. Poi da settembre 2012, con l’inaspettato ed ennesimo cambio del direttore generale, i vertici aziendali extra territoriali hanno invertito il senso di marcia ed in pochi mesi ci si è trovati dalle cosiddette stelle alle stalle. Detto questo e pensando alla situazione generale mi viene normale, come tanti, chiedermi: “Ma davvero l’ Italia è ancora una Repubblica democratica, fondata sul lavoro?. E la Repubblica è certa di riconoscere ancora a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto?”.
Angelo Gentilini

27 marzo 2014

Scheda sintetica sull' inizio del Jobs Act

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 12 marzo 2014, su proposta del Presidente Renzi e del Ministro del Lavoro Poletti, ha approvato un decreto legge contenente disposizioni urgenti sul contratto a termine e sul contratto di apprendistato, liberalizzandone ulteriormente l’accesso e rendendone più precarie le condizioni di lavoro, intervenendo anche a diminuire le retribuzioni degli apprendisti e le forme di controllo sulla regolarità retributiva delle imprese (DURC).
Continua a leggere per approfondire ogni capitolo...
A.G. (da info stampa di Barbara Pettine)

25 marzo 2014

Stipendi da 1 a 10 per stare meglio tutti

Rilancio un pezzo che ho scritto a marzo del 2013 sul problema della giusta forbice economica degli stipendi, che sarebbe bene applicare per far stare bene e meglio tutti. (Angelo Gentilini)

05 marzo 2013

Stipendi da 1 a 10 per stare meglio tutti

Negli ultimi decenni c’è stato un aumento vertiginoso delle disuguaglianze economiche, create "in primis" dagli abusi del capitalismo finanziario e dalle crescenti disparità salariali che contribuiscono a sollevare problemi sociali e poca mobilità nella spesa corrente da parte dei ceti medio-bassi. Giustamente si chiede ai politici di dare l’esempio abbassando gli stipendi e i vitalizi, ma solo questo non è sufficiente per riequilibrare la bilancia economica perché ci sono altre migliaia di cittadini che ricoprono ruoli pubblici e privati che hanno delle retribuzioni e dei premi da paperon de paperoni. Io credo che serva una rivisitazione generale, obiettiva e oggettiva, compreso anche una riorganizzazione e una non sovrapposizione dei ruoli tra pubblico e privato. In linea con le proposte del Movimento Occupy Wall Street la forbice giusta sulle retribuzioni sarebbe da 1 a 10. Se consideriamo 1 uguale al minimo di 1.500 euro al mese, in un anno si arriva più o meno a 20.000 euro e in 40 anni a 800.000 mila euro. In progressione nel rispetto delle competenze e responsabilità si può arrivare al tetto massimo di 10 uguale a 15.000 euro al mese , che porta più o meno a 200.000 mila euro all’anno. Cosi facendo si evince che in 4 anni il soggetto 10 accumula 800.000 euro pari a quanto accumula in 40 anni il soggetto 1. Se escludiamo il principio dell’avidità, che sarebbe anche un peccato, a me sembrano proporzioni molto dignitose e rispettose, anche perché vanno considerati gli interessi finanziari che incassano i soggetti della parte alta delle scala che hanno delle cifre in esubero da investire sempre in relazione ai 20.000 euro annui del soggetto 1. Sono 7 i miliardi di euro che si possono recuperare dal versante pensioni se si applicasse un tetto di 6.000 euro netti al mese e sarebbero tanti altri i miliardi di euro da ridistribuire dalla voce retribuzioni se si adottasse questo metodo. Sono anche un paradosso insostenibile le cifre che girano per i premi di risultato e le liquidazioni faraoniche sempre elargite a manager e dirigenti pubblici e privati, soldi su soldi sempre in poche tasche. Le risorse derivanti da un equa ripartizione della ricchezza sono indispensabili come motore per la crescita perché aumenterebbe il potere di acquisto dei ceti medi-bassi a sostegno della domanda interna ed inoltre si potrebbero avere risorse aggiuntive per investire nella scuola, ricerca, giovani, welfare, ambiente, futuro. In conclusione voglio ricordare che il peggio della crisi, dovuto ad un riassetto strutturale economico e produttivo mondiale, deve ancora arrivare e arriverà quando il mondo del lavoro manifatturiero, che produce il Pil, non sarà più sostenibile con il solo aiuto tampone degli ammortizzatori sociali. Perciò se la politica non trova la forza etica e morale per perseguire questi obiettivi e percorsi di armonizzazione delle risorse e della ricchezza, sarà il popolo a farlo autonomamente quando oltre la cinghia non resta più niente da tirare.
Angelo Gentilini