13 novembre 2013
11 novembre 2013
Imola: "Sciopero e manifestazione"
La legge di stabilità va cambiata. Lavoratori e pensionati continuano ad essere penalizzati. Per questa ragione Cgil, Cisl e Uil hanno indetto 4 ore di sciopero che nel territorio imolese sono state proclamate per giovedì 14 novembre nella mattinata (per i turnisti le ultime 4 ore del turno), con manifestazione nella galleria del centro cittadino di Imola, a partire dalle ore 9.30.
«Per favorire crescita e occupazione occorre una decisa svolta – affermano Elisabetta Marchetti, segretaria generale della Cgil di Imola, Danilo Francesconi, segretario generale aggiunto della Cisl metropolitana, e Giuseppe Rago, coordinatore Uil Imola –. La legge di stabilità, invece, non mette in campo risorse adeguate per ridurre la tassazione su lavoro e imprese, né taglia la spesa pubblica improduttiva e i costi della politica. Con questo sciopero chiediamo che il lavoro venga messo al centro delle politiche del governo, proprio a partire dalla legge di stabilità, che va radicalmente modificata per tentare di uscire dalla recessione e tornare a crescere».
Ridurre le tasse a lavoratori, pensionati e imprese è il primo punto inserito nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, che al Parlamento chiedono anche di rifinanziare subito la cassa integrazione, dare certezze ai lavoratori esodati, rivalutare le pensioni, riqualificare il sistema dei servizi, riformare le istituzioni e la pubblica amministrazione, riducendone costi e inefficienze e valorizzando le molte risorse professionali esistenti.
A.G. da info Cgil Imola.it
08 novembre 2013
Si deve redistribuire anche il lavoro
Rilancio un post pubblicato il 23 settembre 2011 che evidenzia che i lavoratori italiani lavorano di più e guadagnano meno. Sto rilanciando diversi post scritti e pubblicati alcuni anni fa per far capire che i problemi, da tempo, sono conosciuti e chiari. La crisi che stiamo vivendo, e che da tanti non è capita, è strutturale e di sistema, e si può superare con una forte redistribuzione della ricchezza e del lavoro esistente. Si deve rivalutare il tutto, dall'ambiente, ai trasporti. all'agricoltura, al welfare, alla sanità, alla scuola, al sistema industriale, alla legalità fiscale ed economica, alla giustizia...ecc..ecc..Se analizziamo i dati, noti da tempo, come non ci si può interrogare e ci si deve interrogare: "Come mai nei paesi dove le cose stanno andando un tantino meglio i lavoratori e lavoratrici dipendenti lavorano di meno e guadagnano di più???". Inoltre è da sfatare anche che il welfare, i diritti e le tutele sociali, in questi paesi siano minori che in Italia, perchè anche in questa direzione gli altri spendono in percentuale più di noi e se gli stipendi italiani sono bassi è ovvio che poi avremo delle pensioni basse........Allora svegliamoci!!!!!
Angelo Gentilini
Angelo Gentilini
23 settembre 2011
Gli italiani lavorano di più e prendono meno
Il nostro Paese detiene un doppio record fra gli stati del G7
In base ai dati dell'Ocse, le nostre retribuzioni 'reali' sono le più basse a fronte di un monte ore che è uguale solo a quello degli Stati Uniti, ma superiore alle 'formiche' giapponesi e nettamente più alto dei colleghi francesi.
Roma, 15 settembre 2011 - Sono quelli che lavorano di più, ma anche quelli con le retribuzioni più basse. E’ un doppio record nel G7, quello che spetta ai lavoratori italiani, in base ai dati dell’Ocse, proposti nel rapporto 2011 sull’occupazione, presentato oggi a Parigi.
Rispetto ai colleghi degli altri paesi del G7, infatti, i lavoratori italiani - a parità di potere d’acquisto - hanno ottenuto nel 2010 una retribuzione media di 32.657 dollari, notevolmente meno di tedeschi e francesi (entrambi oltre 38 mila dollari) e lontanissimi da canadesi (41.961 dollari), britannici (44.008) e americani (52.607). Solo i giapponesi, con una media di 33.900 dollari (ma una retribuzione ‘reale’ di 47.398 dollari) si avvicinano agli italiani, che al contrario dominano la classifica delle ore realmente lavorate.
In questo caso infatti, il dato del nostro Paese è esattamente identico a quello Usa (1778 ore l’anno) ma di molto superiore a quello degli altri membri del G7. Superate le ‘formiche’ giapponesi (ferme a 1733 ore), i lavoratori italiani distaccano canadesi (1702), britannici (1647) e francesi (1562).
In fondo alla classifica, i tedeschi, con 1419 ore effettivamente lavorate. Più degli italiani, a livello Ocse, lavorano solo polacchi, cechi, estoni, ungheresi, cileni, greci, messicani e turchi. Oltre ai recordman, i sud-coreani, irraggiungibili con 2.193 ore l’anno. Da questa statistica, comunque, emerge la progressiva e generalizzata riduzione in tutte le principali economie: infatti, se nel 1994 i lavoratori di Seul toccavano quota 2640 ore (+447) i ‘pigri’ tedeschi sgobbavano in media 128 ore in più l’anno. Per gli italiani, invece, la riduzione e’ stata appena di 79 ore.
In base ai dati dell'Ocse, le nostre retribuzioni 'reali' sono le più basse a fronte di un monte ore che è uguale solo a quello degli Stati Uniti, ma superiore alle 'formiche' giapponesi e nettamente più alto dei colleghi francesi.
Roma, 15 settembre 2011 - Sono quelli che lavorano di più, ma anche quelli con le retribuzioni più basse. E’ un doppio record nel G7, quello che spetta ai lavoratori italiani, in base ai dati dell’Ocse, proposti nel rapporto 2011 sull’occupazione, presentato oggi a Parigi.

Rispetto ai colleghi degli altri paesi del G7, infatti, i lavoratori italiani - a parità di potere d’acquisto - hanno ottenuto nel 2010 una retribuzione media di 32.657 dollari, notevolmente meno di tedeschi e francesi (entrambi oltre 38 mila dollari) e lontanissimi da canadesi (41.961 dollari), britannici (44.008) e americani (52.607). Solo i giapponesi, con una media di 33.900 dollari (ma una retribuzione ‘reale’ di 47.398 dollari) si avvicinano agli italiani, che al contrario dominano la classifica delle ore realmente lavorate.
In questo caso infatti, il dato del nostro Paese è esattamente identico a quello Usa (1778 ore l’anno) ma di molto superiore a quello degli altri membri del G7. Superate le ‘formiche’ giapponesi (ferme a 1733 ore), i lavoratori italiani distaccano canadesi (1702), britannici (1647) e francesi (1562).
In fondo alla classifica, i tedeschi, con 1419 ore effettivamente lavorate. Più degli italiani, a livello Ocse, lavorano solo polacchi, cechi, estoni, ungheresi, cileni, greci, messicani e turchi. Oltre ai recordman, i sud-coreani, irraggiungibili con 2.193 ore l’anno. Da questa statistica, comunque, emerge la progressiva e generalizzata riduzione in tutte le principali economie: infatti, se nel 1994 i lavoratori di Seul toccavano quota 2640 ore (+447) i ‘pigri’ tedeschi sgobbavano in media 128 ore in più l’anno. Per gli italiani, invece, la riduzione e’ stata appena di 79 ore.
05 novembre 2013
Il tetto agli stipendi d'oro
Ritengo molto positivo l'intensificarsi delle sensibilità e delle azioni sulle problematiche redistributive della ricchezza fissando un tetto agli stipendi dei top manager. Lo scorso sabato 19 ottobre il sindaco di Imola, Daniele Manca, ha firmato l'adesione al disegno di legge di iniziativa popolare con il quale la Fiba (bancari Cisl) propone di fissare un tetto alle retribuzioni dei manager delle società per azioni quotate in borsa. Ciò nonostante io ritengo che, pur proponendo delle cifre significativamente inferiori ( tetto di 294 mila euro per la parte fissa e in aggiunta altri 294 mila euro per la parte variabile, per un tetto massimo che arriva a 588 mila euro annui) all'attuale realtà, sia opportuno ragionare su compensi un tantino inferiori a queste cifre. In riferimento a ciò allego sotto un pezzo che ho scritto e pubblicato il 5 marzo 2013, inoltre si deve insistere anche sui costi della politica, per una questione etica, morale e ad esempio dei cittadini. Sul versante dei politici si sta notificando che il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è al primo posto in classifica sui soldi incassati facendo politica. Infatti in 60 anni di attività politica ha guadagnato 13,6 milioni di euro, che portano ad una media annuale pari a 226.650 euro, che non è niente male!!!
Angelo Gentilini
Negli ultimi decenni c’è stato un aumento vertiginoso delle disuguaglianze economiche, create "in primis" dagli abusi del capitalismo finanziario e dalle crescenti disparità salariali che contribuiscono a sollevare problemi sociali e poca mobilità nella spesa corrente da parte dei ceti medio-bassi. Giustamente si chiede ai politici di dare l’esempio abbassando gli stipendi e i vitalizi, ma solo questo non è sufficiente per riequilibrare la bilancia economica perché ci sono altre migliaia di cittadini che ricoprono ruoli pubblici e privati che hanno delle retribuzioni e dei premi da paperon de paperoni. Io credo che serva una rivisitazione generale, obiettiva e oggettiva, compreso anche una riorganizzazione e una non sovrapposizione dei ruoli tra pubblico e privato. In linea con le proposte del Movimento Occupy Wall Street la forbice giusta sulle retribuzioni sarebbe da 1 a 10. Se consideriamo 1 uguale al minimo di 1.500 euro al mese, in un anno si arriva più o meno a 20.000 euro e in 40 anni a 800.000 mila euro. In progressione nel rispetto delle competenze e responsabilità si può arrivare al tetto massimo di 10 uguale a 15.000 euro al mese , che porta più o meno a 200.000 mila euro all’anno. Cosi facendo si evince che in 4 anni il soggetto 10 accumula 800.000 euro pari a quanto accumula in 40 anni il soggetto 1. Se escludiamo il principio dell’avidità, che sarebbe anche un peccato, a me sembrano proporzioni molto dignitose e rispettose, anche perché vanno considerati gli interessi finanziari che incassano i soggetti della parte alta delle scala che hanno delle cifre in esubero da investire sempre in relazione ai 20.000 euro annui del soggetto 1. Sono 7 i miliardi di euro che si possono recuperare dal versante pensioni se si applicasse un tetto di 6.000 euro netti al mese e sarebbero tanti altri i miliardi di euro da ridistribuire dalla voce retribuzioni se si adottasse questo metodo. Sono anche un paradosso insostenibile le cifre che girano per i premi di risultato e le liquidazioni faraoniche sempre elargite a manager e dirigenti pubblici e privati, soldi su soldi sempre in poche tasche. Le risorse derivanti da un equa ripartizione della ricchezza sono indispensabili come motore per la crescita perché aumenterebbe il potere di acquisto dei ceti medi-bassi a sostegno della domanda interna ed inoltre si potrebbero avere risorse aggiuntive per investire nella scuola, ricerca, giovani, welfare, ambiente, futuro. In conclusione voglio ricordare che il peggio della crisi, dovuto ad un riassetto strutturale economico e produttivo mondiale, deve ancora arrivare e arriverà quando il mondo del lavoro manifatturiero, che produce il Pil, non sarà più sostenibile con il solo aiuto tampone degli ammortizzatori sociali. Perciò se la politica non trova la forza etica e morale per perseguire questi obiettivi e percorsi di armonizzazione delle risorse e della ricchezza, sarà il popolo a farlo autonomamente quando oltre la cinghia non resta più niente da tirare.
Angelo Gentilini
05 marzo 2013
Stipendi da 1 a 10 per stare meglio tutti
Negli ultimi decenni c’è stato un aumento vertiginoso delle disuguaglianze economiche, create "in primis" dagli abusi del capitalismo finanziario e dalle crescenti disparità salariali che contribuiscono a sollevare problemi sociali e poca mobilità nella spesa corrente da parte dei ceti medio-bassi. Giustamente si chiede ai politici di dare l’esempio abbassando gli stipendi e i vitalizi, ma solo questo non è sufficiente per riequilibrare la bilancia economica perché ci sono altre migliaia di cittadini che ricoprono ruoli pubblici e privati che hanno delle retribuzioni e dei premi da paperon de paperoni. Io credo che serva una rivisitazione generale, obiettiva e oggettiva, compreso anche una riorganizzazione e una non sovrapposizione dei ruoli tra pubblico e privato. In linea con le proposte del Movimento Occupy Wall Street la forbice giusta sulle retribuzioni sarebbe da
Angelo Gentilini
02 novembre 2013
Italia...primato in truffa, evasione, elusione.
La crisi ha fatto aumentare il trasferimento delle ricchezze verso i paradisi fiscali. E l’Italia è il paese europeo ad avere il primato di evasione fiscale. Secondo le stime di Tax Research in Italia, negli ultimi tempi, a conferma di altre inchieste, sono stati evasi o elusi 180 miliardi di euro. Le tasse perse in Europa sono pari a circa mille miliardi di euro. La crisi, come riporta il Sole 24 Ore, ha accelerato lo spostamento dei capitali verso i paesi dov’è possibile sfruttare una tassazione inferiore, e una protezione sul proprio patrimonio mobiliare sicuramente superiore. Come rimarca uno studio del Boston Consulting Group, nei tre principali paradisi fiscali che si trovano in Europa, Lussemburgo, Montecarlo e Svizzera, sono custodite somme che arrivano a 8.500 miliardi di euro, una cifra pari al Pil di Germania, Francia e Italia, e poco distante dalla metà dell’intera ricchezza lorda prodotta dalla Ue. Secondo le stime di Boston Consulting Group, che tengono conto solo delle ricchezze mobiliari e non di case o yacht acquisiti in questi paradisi fiscali, la crisi ha accelerato il processo di trasferimento dei capitali. Nel 2011 soldi evasi ed elusi spostandoli all’estero verso i lidi protetti dell’offshore, è cresciuta del 6 per cento. E la tendenza è destinata a rafforzarsi nei prossimi anni. Il paradiso fiscale preferito è la Svizzera, con 2.200 miliardi di dollari, seguita da Hong Kong e Singapore. Il Lussemburgo è all’ottavo posto con 700 miliardi di dollari, preceduto dalle varie isole, britanniche o caraibiche (Isole Vergini, Cayman, Antigua), che negli ultimi decenni si sono specializzate nelle società di comodo create per non pagare le tasse. Anche l’Irlanda e la Gran Bretagna si collocano in una posizione alta della classifica.
L’evasione fiscale, come rimarca il Sole 24 Ore, è ormai un fenomeno di massa. Se fino a qualche decennio fa lo spostamento delle ricchezze nei lidi offshore era una peculiarità dei super ricchi, ora è sempre più diffusa anche nelle fasce medio-alte. Uno studio di un’organizzazione francese ha evidenziato come le 50 maggiori imprese europee abbiano filiali, in modo assolutamente non proporzionato alle loro dimensioni, nei paesi dove la tassazione è più favorevole, come Irlanda, Paesi Bassi o Lussemburgo, solo per citare gli Stati membri dell’Ue. Lo studio ha inoltre rimarcato come colossi del sistema creditizio continentale quali Deutsche Bank o Société Générale realizzino una percentuale significativa dei loro profitti in poche filiali concentrate in paradisi offshore come Hong Kong o le isole di Labuan della Malesia.
A.G. (da... www.gadlerner.it)
30 ottobre 2013
"Adesso basta iniquità sulle pensioni"
«Nei prossimi dieci anni solo per il blocco della perequazione le casse statali incasseranno circa ottanta miliardi di euro. Qualcosa deve essere restituita ai pensionati e ai lavoratori per ridare al sistema previdenziale equità e solidarietà».
Ogni giorno, per le ragioni più diverse, si pensa di mettere le mani sulle pensioni. Si spende troppo, c’è la crisi: sono le frasi più ricorrenti che sentiamo dire. Il risultato è che negli ultimi vent’anni il sistema previdenziale è cambiato più volte, generando ansia e preoccupazione tra i pensionati e i lavoratori. Ogni volta che è stato messo mano al sistema sono state dette tante cose, molte non vere. Mettiamo un po’ d’ordine.
Rispetto ai principali paesi europei, la spesa pensionistica italiana in rapporto al Pil è sovrastimata di circa il 3 per cento, senza contare che i pensionati italiani pagano più tasse che in altri paesi. La spesa sociale italiana pro capite è inferiore di circa il 20 per cento a quella media dell’Europa. Due verità che non fanno parte del senso comune. Al contrario, nonostante i tagli ingenti degli ultimi anni, si continua a sostenere che bisogna intervenire sulle pensioni perché in Italia si spende troppo.
I pensionati hanno contribuito al risanamento più di chiunque altro. Il blocco della perequazione applicata alle pensioni di 1.443 euro, dal 2013, e per ogni anno futuro, ridurrà la spesa di 8,6 miliardi di euro. Circa 5.500.000 di pensionati perderanno mediamente ogni anno 1.500 euro. Sempre nel 2012 e 2013, il drenaggio fiscale, l’imposta causata dall’inflazione, ha portato nel bilancio dello Stato altri 3,6 miliardi di euro............continua.....
Leggi tutto l'articolo di Antonio Pellegrino.........
Leggi le contrarietà dei pensionati imolesi di Cgil-Cisl-Uil........
Leggi le contrarietà dei pensionati imolesi di Cgil-Cisl-Uil........
A.G. da info LiberEtà.it
28 ottobre 2013
Con Gianni Cuperlo per rilanciare la "sinistra"
In Italia il centro sinistra fatica ad accrescere il proprio consenso, nonostante che l’88 % del gettito fiscale è sostenuto dai lavoratori dipendenti e pensionati, non si riesce a coalizzarli a sostegno di una società più equa e solidale. Detto questo, mi è fin troppo facile incolpare la destra di avere una azione politica sterile a sostegno del welfare e della crisi produttiva occupazionale e di essersi preoccupata solo delle sorti del proprio padre padrone, come è semplice ora affermare che la Lega Nord e l' IDV hanno fallito,oppure che il M5S da solo è inconcludente,......... a me interessa la sinistra che è divisa e a volte scollegata dai reali e storici punti di riferimento sociali. Da tempo manca l’idea precisa di che tipo di società si vuole, troppo spesso si è modificato il tiro, come fosse facile spostare gli equilibri in un Paese borbonico medioevale e con un radicato potere ecclesiastico a fare da contrappeso (che ora sembra abbia avviato una nuova fase con Papa Francesco). Per costruire un'alternativa politica serve che la cosiddetta sinistra radicale Sel, Prc, Pdci, con il Psi e altre sigle, senza forse, si uniscano in un unica forza politica a sinistra del Pd. E arrivo al PD, che è stato l’assemblaggio di due ex partiti con percorsi in passato distanti ed è rimasto, a mio modesto parere, troppo liquido e anarchico, con un insieme e a volte alterne proposte politiche,correnti e diverse personalità, che disorientano i cittadini. Giunti a tanto la gestione ordinaria del Potere non è sufficiente per aumentare il consenso, il cosiddetto compitino senza coraggio non porta da nessuna parte, anzi presenta il conto sempre ai soliti noti, lavoratori dipendenti, pubblici e privati e pensionati. In un Partito popolare di sinistra serve un' organizzazione con Aree Tematiche Rappresentative che sviluppino culture politiche, sociali, economiche e che producano progetti e personalità forti, trasparenti, condivise e preparate a ricoprire i ruoli Istituzionali a cui si ambisce con un percorso e con una solida rappresentanza alle spalle. Inoltre se un Partito pensa di essere di sinistra, ci sono cose che quando serve si devono dire con forza e chiarezza, se no si paga dazio e il mondo del lavoro, operai, tecnici, infermieri, insegnanti, ecc..ecc.. non ti sostiene, perché non si riconosce nei contenuti del messaggio e delle proposte, come si sta verificando con l'ultima Legge di stabilità presentata dal Governo delle larghe intese. L’esempio territoriale e del singolo Dirigente, oppure dei Sindaci, è un elemento base per rimarcare la diversità della sinistra nei territori, ma non può essere questa l'analisi politica che indica la via di un Partito che si propone come guida di un Popolo facente parte dell' Europa e in un insieme di complesse problematiche nate dal Mondo globalizzato "della e dalla" finanza e dei capitali. Purtroppo quanta gente, uomini e donne, che operano e guadagnano bene in settori divenuti potenti, anche grazie alla sinistra, faticano a ricordare da che parte si è venuti e usano, quasi come un alibi, incolpare di tutto e su tutto la politica, senza considerare che il vero cambiamento non si può praticare by-passando la democrazia partecipativa e rappresentativa, legge elettorale permettendo. Il bagaglio culturale e strategico del centro sinistra è lo stare sempre dalla parte delle regole, della rappresentanza, della consultazione, della democrazia partecipativa, dell’uguaglianza, della legalità, della solidarietà per una società dei DOVERI e dei DIRITTI. Chi si alza tutte le mattine per tirare la carretta, con stipendi nettamente sotto la media Europea, deve avere la garanzia che esiste una parte politica che sa cosa vuol dire tutto questo. Bisogna saper rappresentare queste persone e sentire propri i loro problemi. Bisogna saper parlare ai cuori dei cittadini e non fare differenze tra i potenti e i lavoratori, sapendo che se il 10% dei cittadini detiene il 50% del totale della ricchezza non è un valore aggiunto ma un elemento di forte disparità socio-economica e di non equa redistribuzione. In una logica di alleanze sostenibili, per l’alternativa, fu miope l’autosufficienza di Veltroni e i continui attacchi rivolti a sinistra e il considerare la CGIL e la Fiom-Cgil un fortilizio settario e penso anche che se D' Alema si fosse messo da parte, alcuni anni fa, avrebbe fatto un gran bene al progetto Pd, al nuovo radicamento e al consenso elettorale. Si è capito male il malessere che ha portato tanti voti a Grillo, ed è stato un errore, in tutti questi anni di dura crisi del lavoro, il continuo distacco dalle piazze in lotta. Serve coraggio, moralità, trasparenza e passione per ridare fiducia e speranza e credere in un modello sociale migliore, in cui le logiche finanziarie dei mercati non siano più il pensiero unico e dominante. Occorre tamponare l’incalzante avanzare della delusione e dello sconforto, del tanto sono tutti uguali, che arriva all’astensionismo. Se si è offuscata la diversità della sinistra è arrivato il momento di rilanciarla con forza e determinazione, senza sconti per nessuno, perchè non è possibile riparare a tutti i danni prodotti dalle politiche di destra neo-liberiste con una proposta fax-simile liberista e con qualche regola democratica in aggiunta. Non è questo che basta e che serve in un Paese dove negli ultimi 25 anni si sono appositamente compressi gli stipendi dei lavoratori dipendenti e delle pensioni a favore della finanza e capitali, dove c'è una sacca economica di diverse centinaia di miliardi di euro che ogni anno si infilano in percorsi impropri, per evasione, elusione,corruzione, riciclaggio, mazzette, malavita ed altro che producono anche inefficienze e costi aggiuntivi, e alla fine non si riesce a trovar niente di più che soli 14 euro al mese per i lavoratori. Ed ancora, come si fa a non distinguere più il grande valore collettivo della laicità dello Stato e di una scuola e una sanità pubblica e di qualità, come recita la Costituzione della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza e Liberazione. Io credo che serva più sinistra, anzi molto più sinistra, è un' estrema necessità economica, prima ancora che etica e sociale, e penso che Gianni Cuperlo sia un uomo che ha le capacità morali e politiche giuste per ricostruire un percorso che includa ed unisca quelle forze che realmente sono interessate ad un riformismo e cambiamento dove l'asse portante sia la dignità della persona, in ogni sua età. Angelo Gentilini
26 ottobre 2013
Legge di stabilità...perchè la Cgil dice "NO"
Approfondisci....legge-di-stabilita-ecco-perche-la-cgil-dice-no.
A.G. da info LiberEtà.it
25 ottobre 2013
Imola..."Emergenza furti"
Imola. Siamo all’emergenza furti. Furti negli appartamenti, furti nei garage, nelle cantine, fino alle dispense. Il livello di preoccupazione tra i cittadini cresce costantemente e prima che si arrivi all’esasperazione sarà necessario intervenire per garantire quella sicurezza che ognuno deve avere almeno nella sua abitazione. Ecco l’ultima storia che un cittadino ci ha raccontato. “Abito in una bifamigliare. L’altra mattina, appena sveglio, mi sono accorto che la porta che collega la mia abitazione a quella dei miei genitori era aperta. Strano, penso, è sempre chiusa. Mi avvicino e mi accorgo che era stata manomessa, addirittura era stata tolta la serratura. Entro da loro e vedo subito che le sbarre antifurto di una finestra erano allargate. Non di tanto, ma di quel poco per permettere ad una persona magra di entrare. Le forze dell’ordine mi hanno poi spiegato che basta un cric di quelli che si usano per cambiare le gomme ed è fatta. L’infisso era stato forato con un trapano ed aperto dall’esterno con qualcosa che infilato nel buco ha permesso loro di sollevare la maniglia e quindi entrare nell’abitazione. Hanno girato per tutte le camere senza metterle a soqquadro, ci ha dato l’impressione di un passaggio veloce, sembra quasi che sapessero di avere quel tanto di tempo a disposizione oppure qualche rumore gli ha impedito di fare tutto il ‘lavoro’. Io abito con mia moglie e i tre figli, non abbiamo avvertito nulla, non è successo nulla, ma ti rimane addosso una paura, un’ansia difficile da togliere. Quando violano la tua privacy, quando entrano nella tua casa allora capisci che non c’è più sicurezza da nessuna parte. La tua tranquillità scompare in un attimo. Credo che occorra ritrovare un senso della comunità, dove ci si aiuta a vicenda, ad esempio se nella notte si sente un rumore e si capisce che qualcuno sta girando o tentando di entrare in casa occorre dare subito l’allarme, non dico di avvisare i vicini, ma almeno le forze dell’ordine”...........Continua a leggere...www.leggilanotizia.it
A.G. da info www.leggilanotizia.it



