21 ottobre 2013

Pensioni...L' epopea delle disuguaglianze

Con la Legge della Stabilità, in corso d'opera, si sono giustamente risollevati dei forti interrogativi sull'equità e sulle sperequazioni degli assegni pensionistici dei cittadini italiani. Sono problematiche note da anni, che ultimamente si sono aggravate, anche perchè se è stato costituzionale bloccare la rivalutazione delle pensioni 3 volte sopra la minima (1,441 euro lordi) negli ultimi 2 anni, non si riesce a capire perchè si debbano continuare a sostenere delle pensioni d'oro a 100.000 cittadini che non hanno pagato nella loro vita lavorativa una somma di contributi tali e proporzionali a queste cifre, pur tenendo conto del sistema retributivo e non contributivo come ora è in essere. Come su altri casi e su altre problematiche rilancio due post scritti uno a dicembre 2012 e l'altro a gennaio 2010, a dimostrazione che è necessario riflettere........
Angelo Gentilini

17 dicembre 2012

Pensioni e Liquidazioni di LUSSO

Mentre si chiedono ai lavoratori e lavoratrici dei sacrifici enormi per il bene pubblico, c’è un gruppo di centomila cittadini che sono dei super pensionati di lusso e che nessuna riforma riesce a toccare. Per questi pensionati d’oro lo Stato spende 15 miliardi di euro all’anno, ognuno in media intasca 150 mila euro.  Per il totale di 13,8 milioni di pensioni la spesa è di 190 miliardi e  7,2 milioni di pensionati ha in media un assegno mensile di 770 euro (uomini), 569 (donne). Il più ricco dei centomila nababbi è Mauro Sentinelli, ex manager della Telecom, che percepisce 90.246 euro al mese, circa 3.000 al giorno, a cui vanno sommati i gettoni di presenza nel Cda di Telecom e di Presidente Enertel Servizi. Poi, per esempio, Lamberto Dini accumula varie pensioni  per un totale di 40.000 euro al mese, idem per Giuliano Amato che arriva a 30.000.

11 gennaio 2010

I PRECARI PAGANO LE PENSIONI AI DIRIGENTI E ALTRO…

Analizzando quanto accade in Italia, si consolida il crescente distacco della politica dalle persone che fisicamente, moralmente, eticamente e finanziariamente “tirano la carretta”. Detto questo, e si dice da tempo, vediamo i dati INPS e quanto non sa il cittadino che non si documenta. Tre fondi INPS messi insieme danno un attivo di + 19,4 miliardi di euro, ma l’attivo non è prodotto da tutte le categorie di lavoratori. Sono in attivo varie categorie di lavoratori dipendenti con + 6,8 ml/euro, sono in attivo i parasubordinati e precari vari con + 8 ml/euro, è in attivo il fondo cassa integrazione, disoccupazione, malattia con + 4,6 ml/euro. Sono in passivo, udite! udite!, il fondo dirigenti d’impresa con – 3,2 ml/euro, a seguire le categorie dei coltivatori con – 5 ml/euro, commercianti e clero.
Continua...i-precari-pagano-le-pensioni-ai-dirigenti...

17 ottobre 2013

Risorse??? Cercate tra i soldi rubati...

Rilancio un post che ho scritto il 24 agosto 2011, che riporta una sintesi di numeri e dati tratti dalla lettura del libro inchiesta "Soldi rubati", di Nunzia Penelope. In un momento in cui non si fa altro che parlare di tagli e nuove tasse che in gran parte picchiano sempre dalla parte dei soliti noti, lavoratori dipendenti e pensionati, ritengo molto attuale questo post, che spiega come in Italia ogni anno ci sono all'incirca 400 miliardi di euro che infilano delle strade improprie. Soldi, soldi, e tanti soldi che se fossero riportati sulle giuste vie contribuirebbero a risolvere la totalità dei nostri problemi strutturali nel breve, medio e lungo periodo.
 Angelo Gentilini

24 agosto 2011

AVVISI E NUMERI PER I NAVIGANTI

Riporto ed evidenzio i numeri estratti dal libro inchiesta “SOLDI RUBATI”, di Nunzia Penelope.
Corruzione, criminalità, truffe, crac, evasione fiscale, sottraggono ai cittadini centinaia di miliardi ogni anno e la possibilità di vivere in un paese migliore. Personalmente consiglio la lettura di questo libro, che è considerato la prima inchiesta completa sui devastanti costi dell’illegalità in Italia.

  • La tassa sull’evasione: 270 miliardi l’imponibile evaso ogni anno; da 100 a 125 miliardi di euro l’anno il mancato introito per lo Stato; 10 miliardi di euro il recupero dell’evasione nel 2010; ciascun contribuente in regola paga 3000 euro l’anno in più a causa dell’evasione; negli ultimi 30 anni il lavoro dipendente ha pagato tasse maggiori per 870 miliardi di euro.

  • Una repubblica fondata sul lavoro. Nero: 154 miliardi di euro la ricchezza prodotta dal lavoro sommerso, pari al 7 % del PIL; 52,5 miliardi l’imponibile sottratto al fisco, pari a 10,8 miliardi di tasse evase; 2.996.000 i lavoratori in nero nel 2009.

  • Morti di lavoro: 1050 morti sul lavoro nel 2009; 1080 morti sul lavoro nel 2010; 43 miliardi all’anno, pari al 3,2 % del PIL, i costi degli incidenti per la collettività; 6 miliardi gli indennizzi alle vittime pagati nel 2009; 50.000 euro il costo medio degli investimenti necessari a un’impresa per azzerare gli incidenti.

  • Un pessimo ambiente: 20 miliardi i costi per le casse pubbliche di 10 anni di dissesto idrogeologico ( 1994-2004 ); 900 milioni il costo delle emergenze ambientali 2009-2010; 25 miliardi la somma necessaria per rimettere a norma il territorio italiano; 20,5 miliardi il fatturato 2009 delle ecomafie.

  • Al mercato dei falsi d’oro, la contraffazione: 7,1 miliardi annui di fatturato in nero; 130.000 posti di lavoro sottratti all’economia regolare; 5,3 miliardi di gettito fiscale perduto; 18 miliardi il danno all’economia nazionale in termini di mancata produzione.

  • La corruzione, un prodotto tipico: 60 miliardi il giro annuo di mazzette; 35.000 euro annui la tassa tangente e debito per ogni cittadino; 600 milioni il valore delle truffe nella sanità 2010.

  • Prendi i soldi e scappa: 62 importanti crac finanziari in Italia dal 1984; 54,8 miliardi i risparmi bruciati, pari a 3,6 punti di PIL; 1.490.000 gli investitori traditi dal capitalismo di rapina; 62 miliardi l’indebitamento di comuni e province italiane, pari a 1300 euro per abitante e a 4 punti di PIL; 36 miliardi l’esposizione degli enti locali sui prodotti finanziari derivati.

  • Colletti bianchi, profitti neri. La faccia pulita del riciclaggio: 550-700 miliardi di euro lo stock di capitali nascosti all’estero; 100-150 miliardi il valore annuo del riciclaggio in Italia; 10,5 miliardi di euro le esportazioni illegali di denaro intercettate dalla Guardia di finanza nel 2010; 37.000 le segnalazioni di operazioni sospette di denaro arrivate alla Banca d’Italia nel 2010.

  • Crimine SPA, le mafie alla conquista del Nord; 100-135 miliardi il fatturato delle varie mafie italiane, pari al 10 % del PIL nazionale; 45 miliardi il fatturato della sola ‘ndrangheta, di cui 27 miliardi da traffico di cocaina; 9 miliardi il business delle estorsioni; 20 miliardi il business dell’usura.

  • Recuperare il bottino. Se la Giustizia diventa un bancomat: 4 miliardi recuperati dalle procure negli anni 2009-2010 attraverso indagini,intercettazioni, sequestri, patteggiamenti; 268 milioni il costo delle intercettazioni nel 2009; 16 miliardi il patrimonio complessivo dei beni confiscati alle mafie al gennaio 2011; 900 milioni i tagli della finanziaria alla Giustizia.

  • Il senso degli imprenditori per la legalità: gli ultimi due anni, 2009-2010, sono stati caratterizzati da decine di scandali. Non si tratta solo di corruzione e tangenti, come negli anni 90, ma di un pasticcio di reati economici e finanziari che spaziano dalla truffa ai danni dello Stato, degli azionisti, dei dipendenti, all’evasione fiscale in grande stile, passando per fondi neri e bilanci camuffati, dove la corruzione di pubblici ufficiali va di pari passo con quella, tutta privata, di manager e banchieri. Tanto che le care vecchie tangenti di Mani pulite sembrano peccatucci da boy scout.

I soldi fanno girare il mondo, ma se girano dalla parte sbagliata finisce che il mondo si ferma. E’ quello che sta accadendo all’economia italiana. Appesantita dalla crisi, certo, ma soprattutto da un tasso d’illegalità che non ha pari nel modo occidentale.
“Le cose che non ho mai fatto e mai farò: non ho mai pagato le tasse e me ne vanto, le tasse sono come la droga, le paghi una volta e poi entri nel tunnel. Non ho rispettato un limite di velocità, mai dato la precedenza a un incrocio. Mai fatto la raccolta differenziata, mai costruito con permessi edilizi. Io sono il cittadino modello, io ci sarò sempre. Io sono la realtà, voi siete la fiction.” Antonio Albanese ( Cetto La Qualunque ).
A. G.

15 ottobre 2013

L' Ospedale di Imola aderisce al "BRA Day"

L’incontro informativo aperto al pubblico si terrà il prossimo mercoledì 16 ottobre, alle 14,30, presso la sala De Maurizi dell’Ospedale Santa Maria della Scaletta di Imola 
BRA Day significa “Breast Reconstruction Awareness Day”, giornata per la consapevolezza sulla ricostruzione mammaria. Il nome in inglese è un gioco di parole perché “bra” significa reggiseno. L’iniziativa è nata in Canada, dove il primo BRA Day è stato celebrato nell’ottobre 2011. Nel 2012 è diventata una giornata internazionale celebrata negli Stati Uniti, in Australia, in Finlandia, in Irlanda, in Belgio ed in altri paesi.
Tra gli ospedali Italiani che quest’anno aderiscono all’iniziativa c’è la UO di Chirurgia di Imola, che nel pomeriggio di mercoledì 16 ottobre organizza un incontro informativo aperto al pubblico su questo sensibilissimo tema.
 Si tratta di una presentazione sul tema della ricostruzione mammaria a seguito di un intervento per tumore che vedrà come relatori chirurghi plastici, chirurghi senologi ed infermieri specializzati – spiega il dottor Paolo Riccio, chirurgo dell’Ausl di Imola e referente scientifico dell’evento – L’incontro è indirizzato soprattutto alle donne affette da questa malattia, ma anche a tutti i cittadini interessati a saperne di più. Vogliamo infatti offrire informazioni chiare ed esaustive sulla ricostruzione mammaria e su tutte le opzioni che le pazienti hanno a disposizione, al fine di migliorare il loro benessere con o senza intervento chirurgico (protesi esterne, lingerie specificatamente sviluppata, abbigliamento, trucco, parrucche, etc…). Per questo alla presentazione seguirà un momento dedicato alle domande del pubblico. In seguito intendiamo proporre alle donne direttamente interessate incontri più intimi, in piccoli gruppi di 10-15 persone. I gruppi saranno costituiti da ex pazienti volontarie, disposte a condividere la propria esperienza (donne che si sono sottoposte a chirurgia conservativa o mastectomia, con o senza ricostruzione del seno) e a pazienti che stanno contemplando la possibilità di una ricostruzione del seno (donne alle quali è stato diagnosticato un tumore al seno e pazienti precedentemente sottoposte a mastectomia senza ricostruzione), sempre accompagnate da professionisti del nostro ospedale, un chirurgo plastico, un chirurgo senologo e uno psicologo esperto in materia che guiderà l’incontro. Chi è interessato a prendere parte a questi incontri dedicati potrà registrarsi durante la sessione informativa aperta al pubblico. L’obiettivo è quello di dare alle donne la possibilità di conversare e condividere testimonianze, esperienze e sentimenti”.
A.G. da info AUSL Imola


13 ottobre 2013

Ricostruiamo la Democrazia

La manifestazione di ieri a Roma è stata un momento importante per rilanciare la necessità e l'importanza di un sistema democratico legato ai valori sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, dove sono chiari tutti i diritti, i valori e la via maestra per avere un Paese più giusto, più equo, più solidale e tanto altro che in tutti questi anni non si è attuato proprio perchè la Costituzione non è mai stata applicata interamente. La partecipazione è stata molto alta e alla fine del corteo partito da Piazza della Repubblica, Piazza del Popolo era strabocchevole di gente, donne, uomini, giovani e pensionati, studenti e lavoratori. Tutti gli interventi sono stati di grande spessore ed ognuno ha evidenziato come con l'applicazione della Costituzione, "La più bella al Mondo", le cose andrebbero molto meglio per tutti, dal fisco, al lavoro, alla scuola, alla sanità, all'ambiente e trasporti, all'immigrazione, alla giustizia fino alle carceri e altro, tanto altro... Insomma dobbiamo rimboccarci le maniche ed ognuno nel suo piccolo può contribuire attraverso la partecipazione a migliorare lo stato delle cose sostenendo in primis l'estrema urgenza di una legge sulla rappresentanza sindacale e una nuova legge elettorale che sia realmente rappresentativa della volontà dei cittadini e cittadine italiane in un Europa non solo della moneta unica ma anche dei valori e diritti condivisi. Nella foto un'immagine di una parte della rappresentativa imolese che ha partecipato alla manifestazione...."Roma, 12 ottobre 2013, Costituzione La via maestra".
Angelo Gentilini

11 ottobre 2013

"OccupyPD"... domani in piazza per la Costituzione

Parla Elly Schlein, una delle attiviste del movimento, la quale critica la scelta di sostenere il governo Letta insieme al “sovversivo” Berlusconi. E sul congresso, dice: “Che sia aperto e un momento di confronto. Riascoltiamo il nostro popolo e ricreiamo così il centrosinistra”.
“Siamo al governo col Pdl e di fatto stiamo attuando il loro programma, come dimostra il caso Imu.
 Netta, decisa, senza molti giri di parole.
Elly Schlein è una delle militanti Pd che ha dato vita alla mobilitazione di OccupyPD, il movimento pressoché di giovani che si sta battendo nel partito per un totale rinnovamento di facce e contenuti: “Dobbiamo ritrovare le ragioni della sinistra”. Invocano un congresso aperto: “Riascoltiamo la nostra base ormai delusa da anni”.
Il 12 ottobre ci sarà una manifestazione promossa da alcune personalità in difesa dei valori e principi della Costituzione e contro la manomissione dell’art 138 imposta da Pd e Pdl. Qual è il tuo giudizio?
"Condivido le preoccupazioni di Stefano Rodotà e di altri illustri giuristi. Non è il momento di modificare le regole della nostra Carta, poi col Pdl che non ha mai nascosto il desiderio di imporre al Paese il presidenzialismo. E’ una fase di grande instabilità di governo – il destino di Enrico Letta è traballante – e cambiare ora la Costituzione è un azzardo".
 I vari circoli di OccupyPD scenderanno in piazza?
 "Non abbiamo una struttura organizzata e non possiamo mobilitare pullman verso Roma ma so che in molti di noi parteciperanno. Ne stiamo discutendo e siamo sensibili al tema".
Tu ci sarai?
Sì.
Clicca per leggere tutto...Imbarazzati dal partito in piazza per la costituzione
A.G. da MicroMega-online

09 ottobre 2013

Vajont, 1963-2013..."Tina Merlin aveva ragione"

Il 9 ottobre del 1963 una ondata, innescata dal crollo del monte Toc,superava la diga del Vajont e sterminava 2 mila persone. Quella tragedia era stata annunciata, ma i potenti dell’epoca, a cominciare dalla Sade, colosso privato del settore della energia, avevano deciso di far finta di nulla, di procedere comunque, di mettere il bavaglio a dissensi e critiche. Non tutti, neppure allora, scelsero di tacere, tra questi Tina Merlin, morta nel dicembre del 1991, allora giovane cronista del quotidiano comunista l’Unità. Mesi prima del massacro aveva raccolto quelle voci preoccupate e aveva denunciato i possibili pericoli, compreso il crollo di quel monte. Per quegli articoli era stata denunciata per “diffusione di notizie false e tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”. Il tribunale di Milano l’aveva assolta, ma a nessuno venne in mente di convocarla, di rileggere quelle denunce, di chiedersi perché mai un tribunale avesse ritenute fondate le sue critiche. Del resto in quei mesi si dibatteva aspramente sulla possibile nazionalizzazione della energia elettrica e la Sade aveva bisogno di concludere l’opera, di dimostrare tutta la sua forza, di posizionarsi nel modo migliore sul mercato, di far crescere il prezzo delle sue azioni. Tina Merlin aveva messo il classico dito nella piaga, era una variabile da eliminare o almeno da emarginare, liquidando i suoi articoli come “atti di sciacalleria dettati da furore ideologico”. Purtroppo per gli abitanti di quella valle, gli sciacalli erano altri e così il massacro annunciato si consumò, e la commozione e le inchieste arrivarono quando le bare erano già chiuse. Tina Merlin, anche dopo quel 9 ottobre, continuò la sua battaglia per reclamare giustizia e verità per le vittime e per i loro familiari, ai quali per decenni è stato negato persino l’indennizzo, e la vicenda non si è ancora conclusa definitivamente. In queste ore Autorità di ogni tipo e colore andranno a Longarone per ricordare quei giorni. Noi, invece, abbiamo voluto ricordare Tina Merlin la cronista che aveva cercato di impedire il massacro e che, proprio per questo, si indignava quando sentiva parlare, a proposito del Vajont e non solo, di ” tragica fatalità”.  ( dal blog, Il Fatto Quotidiano)
Angelo Gentilini

07 ottobre 2013

Memorie storiche licenziati Cogne "senza giusta causa"

Pubblico alcune foto e un comunicato che sono una reale memoria storica inerente ai licenziati politici, senza giusta causa, alla Cogne di Imola, agli inizi degli anni 50. E' interessante vedere come era molto alta la partecipazione alle lotte dei lavoratori e lavoratrici, che erano assecondati e sostenuti da tutta la cittadinanza imolese. Le lotte dei lavoratori/ci Cogne di quegli anni e degli anni a seguire hanno portato ad un miglioramento delle condizioni di lavoro, dei salari, dei diritti e dello stato sociale complessivo.
Angelo Gentilini

04 ottobre 2013

La grande epurazione politica della Cogne di Imola

Il 7 ottobre 1953, 60 anni fa, si registrò l’epilogo finale e più duro dell’immunizzazione della Cogne di Imola dal “virus comunista”. Furono licenziati 162 lavoratori (12 impiegati e 150 operai), fra cui soprattutto militanti comunisti, socialisti, ex-partigiani e iscritti alla Cgil. In sintesi cerco di contestualizzare il periodo storico. Nel 1947 si aprì una grave crisi politica con il programma di esclusione dal Governo dei partiti di sinistra Pci e Psi, a seguito dell’accettazione del Piano Marshall da parte del leader DC, Alcide De Gasperi. Nel 1948 la DC vinse le elezioni e la storia del nostro Paese prese un nuovo corso politico, economico e sociale. Lo Stato volle recuperare il controllo di tutte le realtà produttive ed economiche che dopo la guerra erano state rilanciate, con molti sacrifici, da ex-partigiani e ex-dipendenti delle fabbriche distrutte. Iniziò il periodo della “guerra fredda” e vennero usate strategie e metodi non strettamente tecnici ma politici, rompendo anche lo spirito di unità nazionale che si era venuto a creare con la Resistenza e la Liberazione. Nel 1949 su iniziativa del Senatore Dc e Amministratore Delegato del Gruppo Cogne, Teresio Guglielmone, venne allontanato da Imola Carlo Nicoli, Direttore di stabilimento ed ex-comandante partigiano comunista, insieme ad altri quattro progettisti imolesi (Federici, Calderoni, Borghi, Mirri), la stessa sorte toccò anche ad Ester Benini, Responsabile amministrativo (pure lui di sinistra)  Nel 1951 il nuovo Direttore di stabilimento, Ing. Colombo e il Colonnello Borla, Capo del personale Cogne, licenziarono il Perito Guido Albertazzi, Capo del collaudo e Presidente del Consiglio di Gestione Cogne. Arrivati al 1952 la dirigenza aziendale espose in modo esplicito il programma di “epurazione politica”, cosiddetta “tesi bianca” o “tesi dell’immunizzazione della Cogne”. Il 30 marzo 1952, 19 impiegati ricevettero la lettera di licenziamento e per molti operai specializzati iniziò un percorso aziendale di demansionamento e dequalificazione. Nella Città di Imola aumentò la tensione ed iniziò uno dei periodi più acuti della lotta politica e divisioni sindacali, ma la Direzione aziendale, forte delle direttive politiche nazionali e con il sostegno dei sindacati filo-governativi, contrattaccò licenziando il 7 ottobre 1953, 162 lavoratori e lavoratrici, come ho scritto in precedenza. Seguirono 6 mesi di dure proteste e dopo la continua pressione ed instancabili lotte operaie, della Cgil e della maggioranza della cittadinanza imolese, la Direzione Generale della Cogne riassunse 50 lavoratori e risarcì i restanti con un’indennità economica. Va comunque detto che la scelta delle riassunzioni segui sempre una logica politica, selezionando i meno scomodi e i meno rappresentativi, sia politicamente che tecnicamente. Con il passare degli anni si evidenziò che i licenziati politici della Cogne erano uomini capaci, altamente qualificati e con una spiccata indole imprenditoriale. A ricordo di quegli uomini e donne segnalo, ad esempio, un nome per tutti. Aldo Villa, licenziato politico alla Cogne nel 1952, era vice-Caporeparto delle macchine universali. Dopo un breve periodo lavorativo alla Edison di Milano, tornò ad Imola ed entrò alla Sacmi, divenne Capo officina, poi Dirigente e Direttore Generale. E’ riconosciuto tra i principali artefici del decollo produttivo ed economico della Sacmi, trasformando negli anni la cooperativa meccanica imolese, fino a divenire un grande gruppo industriale leader mondiale
Angelo Gentilini

03 ottobre 2013

Per il calcio spettacolo stanno morendo tanti lavoratori

Dopo il silenzio seguito alla lettera inviata dalla CGIL nel maggio scorso, nell'ambito della campagna promossa dalla Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC) per denunciare le condizioni di semi schiavitù in cui sono costretti migliaia di lavoratori immigrati impegnati nella costruzione delle infrastrutture e degli stadi per i mondiali di calcio 2022 in Qatar, il presidente della FIGC, Giancarlo Abete, ha invece risposto alla nuova lettera che la CGIL ha inviato lo scorso 25 settembre.
Della questione, del resto, Abete aveva informato il Consiglio Federale della FIGC, riunito il 27 settembre. Consiglio che ha deciso di inviare un documento alla FIFA “affinchè, nel rispetto della titolarità delle istituzioni locali e di quelle sportive, si ponga attenzione e ci siano tutte le opportune verifiche sulla situazione del Qatar relativa ai lavori di costruzione degli stadi”, “per garantire che le condizioni della qualificazione dell'impiantistica sportiva non vengano collegate a fenomeni che non siano di piena tutela dei diritti dei lavoratori”.
Parole che, nella sostanza, il presidente Abete ha ripetuto nella lettera di risposta alla CGIL .
La Confederazione Internazionale dei Sindacati e la CGIL hanno denunciato – ormai da due anni – le condizioni semi schiavistiche dei lavoratori in Qatar.
In particolare: i lavoratori edili in Qatar lavorano in media 15 ore al giorno, per 6 giorni settimanali, per un salario di 8 dollari al giorno; i lavoratori immigrati in Qatar non possono cambiare lavoro senza l'autorizzazione dei loro datori di lavoro; il fatto di lasciare un datore di lavoro, anche se per sfuggire a maltrattamenti, ha come risultato la prigione o l'espulsione; gli infortuni mortali in campo edilizio, in Qatar, sono otto volte più frequenti che, ad esempio, in Gran Bretagna e rischiano di morire molte più persone per costruire le infrastrutture della Coppa del Mondo di quanti giocatori scenderanno in campo.
Le notizie raccolte dai sindacati e, da qualche giorno, anche da importanti organi di informazione internazionale, come il quotidiano inglese The Guardian  denunciano una vera strage in atto nei cantieri. Nel solo mese di luglio, secondo le informazioni raccolte nel paese d'origine, sono morti almeno 32 giovani lavoratori nepalesi, per i massacranti turni di lavoro in condizioni climatiche assolutamente proibitive.La FIFA si sta preoccupando delle condizioni climatiche che i calciatori e gli spettatori dovranno affrontare nel 2022 se i campionati mondiali rimarranno programmati in estate, ma, nonostante le pressioni internazionali e le rassicurazioni fornite anche durante incontri con la ITUC, non ha adottato alcuna iniziativa effettiva per assicurare che le condizioni di lavoro di chi sta costruendo gli impianti siano minimamente dignitose.
A.G. da "Il taccuino.it, Leopoldo Tartaglia, Politiche globali Cgil"

02 ottobre 2013

Perchè...in piazza a Roma il 12 ottobre

Perché si dev’essere a Roma il prossimo 12 ottobre? Per chiedere che – finalmente – la politica si impegni a realizzare la Costituzione italiana. Poi, se ci accorgeremo che qualcosa non funziona, allora e solo allora penseremo a cambiarla.
Per fare un po’ di chiarezza: perché abbiamo bisogno di sapere se questo è il Paese che dice di essere o se è il Paese che avrebbero voluto i teorici del fascismo: costruito sull’azzeramento di ogni conflitto (compreso quello di interessi non solo di Berlusconi) e sulla relazione tra corporazioni, che esclude dall’esercizio del potere dei lavoratori dipendenti.
Perché abbiamo il diritto e il dovere di sapere se lo Stato tutela l’interesse di quei circa duemila italiani che detengono ricchezze per 180 miliardi oppure se tutela l’interesse generale.
Perché vogliamo sapere se siano più importanti, per lo Stato italiano, i tremila miliardi in armi esportate oppure la pace e la vita umana.
Perché sarebbe giusto capire se per lo Stato valga più l’impunità e la ricchezza della famiglia Riva oppure il lavoro di migliaia di persone.
Perché dobbiamo capire se lo Stato debba tutelare gli interessi delle grandi multinazionali dell’acqua e dell’energia oppure i beni comuni degli abitanti di questo Paese: l’acqua, l’energia, il sapere, la conoscenza, persino le sue ricchezze storiche e culturali.
Non è più e non è solo una questione di destra o sinistra.
A.G. da Micro Mega, Maso Notarianni