08 marzo 2013

W le donne e le lotte per i diritti

L’8 marzo è, da più di 100 anni, una giornata di festa a cui le donne, in tutto il mondo, fanno riferimento per riproporre i temi della loro condizione. Ma che origine ha la proclamazione dell’8 marzo come festa delle donne? Quale importanza ha avuto questa data, nel determinare la crescita dei movimenti delle donne e della cultura di genere? «Occorre ammettere che almeno fino a poco tempo fa la data non evocava più le donne in lotta per rivendicare i propri diritti, bensì il giallo dei fiori di mimosa, delle confezioni di cioccolatini, magari del tanga di qualche giovane uomo che si esibisce in uno strip-tease – si legge nell’introduzione di Loredana Lipperini al libro «8 Marzo: una storia lunga un secolo al libro» -. Non è sempre stato così, certo: fino alla fine degli anni Settanta all’8 marzo si associavano la piazza, le lotte civili per la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, la rabbia contro lo stupro. Ma già dalla seconda metà degli anni Ottanta si parlava apertamente di stanchezza. La festa divenne semplicemente un simbolo da omaggiare con iniziative folcloristiche. Eppure, celebrare l’8 marzo è stato importante anche nella deriva verso il superfluo: perché è servito a ricordare che esisteva una data in cui le donne potevano contarsi e, eventualmente, mostrarsi».
da info Cgil Imola.it

05 marzo 2013

Stipendi da 1 a 10 per stare meglio tutti

Negli ultimi decenni c’è stato un aumento vertiginoso delle disuguaglianze economiche, create "in primis" dagli abusi del capitalismo finanziario e dalle crescenti disparità salariali che contribuiscono a sollevare problemi sociali e poca mobilità nella spesa corrente da parte dei ceti medio-bassi. Giustamente si chiede ai politici di dare l’esempio abbassando gli stipendi e i vitalizi, ma solo questo non è sufficiente per riequilibrare la bilancia economica perché ci sono altre migliaia di cittadini che ricoprono ruoli pubblici e privati che hanno delle retribuzioni e dei premi da paperon de paperoni. Io credo che serva una rivisitazione generale, obiettiva e oggettiva, compreso anche una riorganizzazione e una non sovrapposizione dei ruoli tra pubblico e privato. In linea con le proposte del Movimento Occupy Wall Street la forbice giusta sulle retribuzioni sarebbe da 1 a 10. Se consideriamo 1 uguale al minimo di 1.500 euro al mese, in un anno si arriva più o meno a 20.000 euro e in 40 anni a 800.000 mila euro. In progressione nel rispetto delle competenze e responsabilità si può arrivare al tetto massimo di 10 uguale a 15.000 euro al mese , che porta più o meno a 200.000 mila euro all’anno. Cosi facendo si evince che in 4 anni il soggetto 10 accumula 800.000 euro pari a quanto accumula in 40 anni il soggetto 1. Se escludiamo il principio dell’avidità, che sarebbe anche un peccato, a me sembrano proporzioni molto dignitose e rispettose, anche perché vanno considerati gli interessi finanziari che incassano i soggetti della parte alta delle scala che hanno delle cifre in esubero da investire sempre in relazione ai 20.000 euro annui del soggetto 1. Sono 7 i miliardi di euro che si possono recuperare dal versante pensioni se si applicasse un tetto di 6.000 euro netti al mese e sarebbero tanti altri i miliardi di euro da ridistribuire dalla voce retribuzioni se si adottasse questo metodo. Sono anche un paradosso insostenibile le cifre che girano per i premi di risultato e le liquidazioni faraoniche sempre elargite a manager e dirigenti pubblici e privati, soldi su soldi sempre in poche tasche. Le risorse derivanti da un equa ripartizione della ricchezza sono indispensabili come motore per la crescita perché aumenterebbe il potere di acquisto dei ceti medi-bassi a sostegno della domanda interna ed inoltre si potrebbero avere risorse aggiuntive per investire nella scuola, ricerca, giovani, welfare, ambiente, futuro. In conclusione voglio ricordare che il peggio della crisi, dovuto ad un riassetto strutturale economico e produttivo mondiale, deve ancora arrivare e arriverà quando il mondo del lavoro manifatturiero, che produce il Pil, non sarà più sostenibile con il solo aiuto tampone degli ammortizzatori sociali. Perciò se la politica non trova la forza etica e morale per perseguire questi obiettivi e percorsi di armonizzazione delle risorse e della ricchezza, sarà il popolo a farlo autonomamente quando oltre la cinghia non resta più niente da tirare.
Angelo Gentilini

02 marzo 2013

2 morti sul lavoro a Ferrara

Nel pomeriggio di Venerdì 22 Febbraio 2013, Guglielmo Bellan e Fabrizio Veronese,  sono stati vittime di un incidente mortale mentre svolgevano lavori di manutenzione nella conca di Valle Lepri a San Giovanni di Ostellato, come dipendenti di una ditta in appalto, la G.M.I  srl di Rovigo.
 La Fiom e la Cgil Provinciali esprimono cordoglio e solidarietà alle famiglie dei lavoratori deceduti.
Il verificarsi di incidenti mortali sul lavoro nel territorio ferrarese desta gravi preoccupazioni sulla qualità della gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro e, più complessivamente sulla attenzione alla prevenzione del rischio infortuni che mai deve venire meno.
La Fiom e la Cgil della Provincia di Ferrara sollecitano l' Autorità giudiziaria a stabilire le responsabilità dell'accaduto.
Nel ribadire quindi, piena fiducia nell'operato della Magistratura, dichiariamo già da oggi che in un procedimento giudiziario volto ad appurare le responsabilità di questo tragico ed inaccettabile incidente sul lavoro, la Fiom e la Cgil si costituiranno parte civile.
Fiom-Cgil e Cgil Ferrara

Un vecchio e saggio consiglio


"...il capitale non ha riguardo per la salute

e per la durata della vita dell'operaio,

quando non sia costretto a tali riguardi dalla società"

                                           “Karl Marx” 

01 marzo 2013

Sentenza ThyssenKrupp

 Fiom: “Grave la sentenza emessa a Torino poichè ribalta il giudizio di primo grado. La tutela della vita, della salute e della sicurezza dei lavoratori è un obbligo non derogabile”
La Fiom, pur ribadendo che l’operato della Magistratura giudicante, qualunque esso sia, si accetta, considera la sentenza della Corte di Assise di Appello di Torino sul caso ThyssenKrupp grave, non  comprensibile e non condivisibile.”
La Fiom ritiene grave il giudizio espresso perché ribalta alla radice il concetto, affermato nella sentenza di primo grado, della piena responsabilità di chi dirige un'impresa nei confronti della sicurezza e della salute dei dipendenti.”
La Fiom, in particolare, non condivide che gli imputati siano stati ritenuti responsabili solo di omicidio colposo e  non di omicidio volontario con dolo eventuale, come avvenuto nella sentenza di primo grado. Ciò, infatti, fa venir meno il giudizio sul comportamento doloso della ThyssenKrupp che determinò la morte di 7 lavoratori nel dicembre 2007.”
La Fiom non comprende la sentenza in quanto non è possibile spiegarla se non con la volontà di determinare una riduzione della pena per gli imputati e, in particolare, per l’Amministratore delegato della stessa ThyssenKrupp.”
La Fiom ha ritenuto che la sentenza di primo grado, che condannò per omicidio volontario i dirigenti dell'Azienda, costituisse uno spartiacque poiché affermava che la responsabilità dell’Amministratore delegato di un'impresa è totale nella definizione dell'applicazione delle norme di sicurezza in relazione alle esigenze produttive.”
“Non vorremmo che la sentenza odierna affermasse di fatto il principio che in nome delle urgenze produttive, anche a fronte della crisi, venga meno la responsabilità sociale dell’impresa. Per noi, la tutela della vita, della salute e della sicurezza dei lavoratori è un obbligo non derogabile.”
La Fiom continuerà a impegnarsi per tutelare questi beni primari, con le proprie rappresentanze, in ogni luogo di lavoro; lo stesso farà anche nelle aule giudiziarie attraverso la costituzione di parte civile nei confronti dei dirigenti di ogni impresa che cagioni la morte di un lavoratore così come fatto, peraltro, anche nei confronti della ThyssenKrupp a seguito del tragico incendio del dicembre 2007.”
Fiom Cgil Torino e Nazionale



27 febbraio 2013

Amareggiato ma non sorpreso

Già 3 anni fa  indicavo delle precise problematiche che concorrevano per l'affermazione e il consenso elettorale delle compagini di sinistra o di centro-sinistra. Allora scrivevo che il PD era miope nei confronti della Cgil, che aveva gestito male il Movimento di Grillo, che era troppo distaccato dalla protesta delle Piazze Viola e che sbagliò a contrapporsi in Puglia a Vendola. In questo periodo ha recuperato solo il rapporto con Vendola, tra l' altro compresso in campagna elettorale, ma a mio avviso in generale ha sostenuto una campagna elettorale in difesa e a rincorsa delle proposte degli altri candidati Premier, con tante proposte, ma poco chiare e specifiche. Inoltre a tanti lavoratori e pensionati non è stato oggettivamente bene il sostegno del Pd al Governo tecnico e a Monti, Fornero, Passera; che non son stati a guardare ma che per risanare i conti hanno raschiato il fondo del barile "dei soliti noti"e hanno varato delle deleterie riforme sul lavoro e sulle pensioni, senza offrire una contropartita sulle politiche industriali e fiscali. Hai voglia di dire che non eri pienamente d'accordo ma votavi SI per responsabilità nazionale e che l'Italia era sull'orlo del baratro e quelle erano le necessarie supposte per guarire, ma poi anche in campagna elettorale il PD ha latitato nella piena discontinuità dalle vecchie logiche politiche.....e cosi si lascia inevitabilmente tanto spazio agli altri e a tutto. E' chiaro che non vanno bene le promesse insostenibili, ma se si blocca la rivalutazione di 6 milioni di pensionati da 1150 a 1300 euro netti al mese, si deve avere anche la forza di dire che si metterà mano al tetto delle 100.000 pensioni d'oro e  che da lì si possono recuperare svariati miliardi di euro ogni anno. E ancora se si vuole il cambiamento, non è più possibile sopportare che ci siano dei cittadini che in un anno guadagnano guanto incassa un lavoratore in 40 anni di sudato lavoro, senza parlare di chi questi soldi li prende in un mese...e mi fermo qui, perchè è fin troppo chiaro dove si deve mettere le mani se si vuol cambiare... Si può anche non fare e continuare sulla vecchia logica e sui vecchi equilibri, pesi e contrappesi, ma poi non ci si deve meravigliare se le incavolature si sfogano in altre direzioni. Comunque, detto questo, a mio avviso il centro sinistra e nello specifico la responsabilità è del massimo partito di questa coalizione ha sbagliato strategia da alcuni anni a questa parte. Si doveva preparare l'alternativa a Berlusconi e che fosse pronta ad andare subito alle elezioni appena è caduto. Poi sui soggetti politici della coalizione, dato che nel centro destra c'è gente come Storace, ecc..ecc. noi non potevamo accordarci con uomini seri come De Magistris e Ingroia??? Infine come poteva essere Renzi l'alternativa interna nel PD a Bersani se prima delle primarie esprimeva dei concetti molto più a destra di Bersani, in particolare sosteneva che erano giuste le riforme Monti-Fornero sul lavoro e sulle pensioni, inoltre aveva sostenuto anche Marchionne e il suo fantomatico Progetto Fabbrica Italia e sparava sulla Fiom e Cgil. Ecco che allora dobbiamo avere più capacità di analisi nazionale, europea ed internazionale e credere che solo l'insieme della forza della sintesi collettiva può portare al vero cambiamento. Si devono superare le paure e chiamare alle proprie responsabilità elettorali il M5S, a cui ha dato il voto tanta gente di sinistra, per costruire una convergenza programmatica a sostegno delle riforme prioritarie, legge elettorale, conflitto di interesse, falso in bilancio, no leggi ad personam, fisco, lavoro e rappresentanza, diritti e questione morale.  Egregio Pierluigi hai tutta la mia stima e la solidità politica necessaria per lavorarci e dar vita ad una nuova pagina democratica.
Angelo Gentilini

26 febbraio 2013

Senza coraggio non c'è lotta e cambiamento!!!

Perchè devo continuare a farmi del male per il bene di altri, quando so che è il male di tanti. Perciò in semplice autonomia si devono fare delle scelte di lotta politica, consapevoli e culturalmente rivoluzionarie. Non di interesse personale diretto e immediato, ma che devono essere utili a tamponare il degrado politico, etico e sociale, che porta negli ultimi tempi, troppo spesso, uomini e donne, a definire perfino "estremisti" dei normali concetti e pensieri "non comunisti", ma semplicemente solo GIUSTI.
Angelo Gentilini

25 febbraio 2013

La Costituzione e le libertà sindacali

La Corte Costituzionale “a norma dell'art.8 ed ai fini dell'art.10 delle norme
integrative per i giudizi davanti alla Corte Costituzionale”, ha fissato per il prossimo
2 luglio 2013 alle ore 9.30 l' “udienza pubblica” per la discussione sulla legittimità
costituzionale dell'art.19, lettera b della legge 300 del 1970 sollevata dai Tribunali di
Modena, Vercelli, Melfi e Torino che avevano ritenuto rilevante e non
manifestamente infondata la questione per contrasto con gli artt. 2, 3 e 39 della
Costituzione.
Con la discussione della Corte Costituzionale, l'iniziativa giuridica intrapresa dalla
Fiom contro Fiat per garantire la libertà costituzionale delle lavoratrici e dei
lavoratori a poter decidere liberamente a quale sindacato aderire, ad eleggere i propri
rappresentanti e vedere garantite le libertà sindacali previste dallo Statuto dei diritti
dei lavoratori, raggiunge il più alto grado di giudizio previsto dal nostro ordinamento.
Con la Fiom si sono inoltre costituite in giudizio la Cgil, la Filcams e la Federazione
Nazionale della Stampa Italiana.
Fiom Cgil Nazionale

22 febbraio 2013

CGIL: "Piano del Lavoro"

'Piano del Lavoro - Creare lavoro per dare futuro e sviluppo al Paese'
 Creare  nuovi  posti  di  lavoro,  mettendo  al  centro  il  territorio, riqualificando industria e servizi, riformando Pa e welfare, con l'ambizione di dare senso all'intervento pubblico come motore dell'economia.  Difendere il lavoro nei settori più tradizionali, come l'agricoltura, l'industria e il terziario. Il tutto sostenuto da una radicale riforma fiscale. Sono questi in estrema sintesi gli obiettivi contenuti nel 'Piano del Lavoro
- Creare lavoro per dare futuro e sviluppo al Paese' della Cgil che il sindacato ha presentato alla conferenza di Programma. A distanza di 64 anni dal piano del Lavoro firmato da Giuseppe  Di  Vittorio,  la  Cgil  rilancia  un  “secondo”  Piano  del  Lavoro.  Ci  sono  infatti analogie nelle condizioni di partenza: l'Italia usciva da una devastante guerra; oggi, dopo un  altrettanto  devastante  crisi  economica,  c'è  ancora  bisogno  di  “ricostruzione”  e innovazione. La proposta di un Piano del Lavoro, infatti, come si legge nell'incipit del testo, “nasce dalla ferma convinzione che non si aprirà una nuova stagione di crescita e sviluppo se non si riparte dal lavoro e dalla creazione di lavoro”. Un lavoro che invece negli anni è stato “svilito e messo da parte” mentre, parallelamente, la crisi del sistema diventava strutturale. “Quindici anni di non aumento della produttività - scrive la Cgil nel Piano -, vent'anni di profitto spostati a rendite finanziarie e immobiliari, un miliardo di ore di cassa integrazione negli ultimi anni, circa quattro milioni di lavoratori precari sono il quadro del declino del nostro Paese, di un processo di deindustrializzazione che ha visto una forte accelerazione nei cinque anni della crisi”.  “Serve una grande rivoluzione culturale che affronti  innanzitutto  il  tema  del  Paese”.
Per saperne di più leggi la sintesi:  http://www.cgil.it/Archivio/EVENTI/Conferenza_Programma_2013/Sintesi_Piano_Del_Lavoro_gen13.pdf
da info Cgil.it

20 febbraio 2013

Bersani: aboliremo i ticket sanitari

Maurizio Fabbri dello Spi regionale plaude alla proposta annunciata oggi dal leader del PD: “Togliere i ticket per rendere la sanità un diritto di tutti”   Servizio sanitario “pubblico e per tutti” e taglio delle consulenze per arrivare ad abolire i ticket sulle visite specialistiche. Il segretario dei pensionati della Cgil Emilia-Romagna Maurizio Fabbri plaude alla proposta annunciata oggi da Pierluigi Bersani sul sito del Partito Democratico: “Noi vogliamo eliminare tutte quelle consulenze che non servono per tutelare la salute e abolire il ticket per sollevare da una spesa aggiuntiva quei cittadini che si devono curare”. “Finalmente una proposta dalla parte della popolazione più fragile e che più ha bisogno – dice Maurizio Fabbri –. I ticket contrastano con il diritto universale alla salute, toglierli vuol dire venire incontro a chi fino a oggi ha dovuto rinunciare a curarsi”. “Equità, crescita e giustizia sociale devono essere le priorità del futuro governo – conclude il segretario regionale dello Spi-Cgil – e il welfare può anche essere un volano per lo sviluppo e per la creazione di nuovi posti di lavoro”.
Maurizio Fabbri Spi Cgil