28 febbraio 2011

L’INCOMPIUTA DEMOCRAZIA

Da diversi anni ed in particolare nel periodo che và dal 27 gennaio, al 25 aprile e 1° maggio, in cui ci sono le manifestazioni della MEMORIA, della LIBERAZIONE , della Festa dei Lavoratori e si ricorda la storia, la Shoah, le leggi razziali, le persecuzioni , lo sterminio del popolo ebraico, l’antifascismo, la Resistenza, la ricostruzione e le lotte dei Lavoratori/trici per la libertà e la dignità. Proprio in questo periodo si intensificano le affermazioni e le azioni, a mio avviso faziosamente anti-storiche, per travisare la lettura dei fatti e in tal modo lasciare in eredità una opinione confusa e distante dalla realtà. E’ legittimo che ognuno esprima il proprio parere, ma resta il fatto che esiste una dettagliata documentazione, le testimonianze degli ex Partigiani, dei superstiti e dei lavoratori/trici che in quegli anni hanno vissuto quei drammatici eventi. La mattanza nazi-fascista trucidava e uccideva donne, vecchi, bambini e tutti quelli che non erano ritenuti idonei di stare al passo e dalla parte della razza eletta. Una ferocia mai vista, che ancora oggi lascia increduli, allibiti e porta a doverose riflessioni. I travisatori della storia portano a sostegno delle loro tesi: uno i crimini commessi da regimi di un altro colore e due le azioni di vendetta perpetuate dai Partigiani e da singoli cittadini “a cavallo” della fine della guerra. Detto questo, Io credo che i regimi totalitari non abbiano colori diversi, sono da condannare tutti senza se e senza ma, fascismo, nazismo, stalinismo e ancora Cile, Argentina, Asia e Africa, quando si annientano libertà, dignità e diritti umani, il grido di condanna non si urla mai a sufficienza. Sulle azioni di vendetta, per lo più individuali, non voglio giustificarle, ma dopo oltre 20 anni di fascismo e nazi-fascismo, soprusi e malvagità di ogni sorta, come non contestualizzarle a quel preciso momento storico??? In quel periodo ricorda, l’avvocato Gianfranco Maris, un superstite del campo di sterminio di Mauthausen: “Il campo fu liberato il 5 maggio ‘45. Fino a due giorni prima, uccidevano persino rinchiudendo nei camion con i fumi del motore e sigillando una baracca. Eliminarono tutti i prigionieri portatori di segreti, quelli che avevano lavorato nelle camere a gas e che avrebbero potuto testimoniare”. Ci tengo anche a rimarcare che nei nostri territori, forse più che da altre parti del Paese, la lotta è stata molto dura e tristemente significativa. La conquista della libertà ha lasciato tanti morti e tante ferite nelle famiglie e non mi sembra giusto parificare quelli che lottavano per la libertà con quelli che lottavano per l’annientamento della stessa. La storia del nostro Paese andrebbe letta tutta con profondo rispetto, onestà intellettuale e una buona dose di umanità. Allora i giovani scoprirebbero che lo spirito di unità nazionale che si era cementato con la Resistenza, la ricostruzione e la Costituzione, si infranse in breve tempo, allorché nel 1947, Alcide De Gasperi, leader della Democrazia Cristiana, sottoscrisse il piano Marshall e la sottomissione agli Stati Uniti per contrastare l’ipotetica svolta Comunista. Scrive la storia: si apri un capitolo molto duro e doloroso, la guerra fredda. Licenziamenti senza giusta causa, botte e manganelli della polizia Scelba, perché si doveva liberare e immunizzare le fabbriche dal “virus comunista” e riportarle all’ordine e al controllo centrale dello Stato. In quegli anni, anche ex fascisti con l’abito nuovo, da Torino fino a Portella della Ginestra, ostacolarono e infransero il processo di ricostruzione democratica, che proprio dalle fabbriche alla Resistenza si era sviluppato. Ci fu un accanimento contro gli ex Partigiani, molti militanti comunisti e socialisti e iscritti alla Cgil. Tutta gente che si era adoperata proprio per ricostruirle quelle fabbriche e lo aveva fatto, con l’entusiasmo di chi si sente protagonista della nascita di una società migliore. Il totale dei licenziamenti italiani, senza giusta causa, sono 480.000, nella provincia di Bologna 8.300 e alla Cogne di Imola nel 1953 si toccò il culmine con il licenziamento di 150 operai e 12 impiegati. Licenziarono quasi tutti gli artefici della rinascita e già a fine 49 erano stati allontanati Nicoli, Direttore tecnico ed ex Comandante Partigiano e Benini suo braccio destro amministrativo e uomo di sinistra. I giovani è giusto che sappiano anche che i lavoratori/trici hanno sempre dovuto lottare per migliorare le proprie condizioni di lavoro e di vita. Il bello è che si è lottato duramente per rivendicare dei diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, approvata nel 1947. Per esempio, nonostante che l’articolo 37 parli chiaro, nel 1968 alla Cogne ci vollero 3 mesi di lotte con 120 ore di sciopero per veder applicato il diritto della “parità salariale tra uomini e donne”, insieme ad altri diritti Costituzionali. E fu una vertenza innovativa per l’Italia…
Arrivando ai giorni nostri si deve ancora lottare a difesa dell’articolo 39 della Costituzione: “L’organizzazione sindacale è libera…”. La storia ci insegna che in ogni epoca ci sono uomini, donne, forze, sindacati, partiti e altro, che stanno da una parte e altri da un’altra parte. Dal momento che siamo in tanti a conoscere la storia in ogni più piccola sfumatura e drammaticità, credo sia giusto sostenere che in questo Paese c’è una parte che ha avuto tante risposte, privilegi e soddisfazioni, se tali si possono ritenere… Mentre esiste un’altra parte che ha “tirato la carretta”, responsabilmente, dai tempi di Andrea Costa, alla Resistenza, nella ricostruzione e fino ad oggi che da questa Italia ha avuto molto meno. Anche se il DNA di chi ha avuto meno, nel corso degli anni, si è notevolmente rinforzato grazie alle “democratiche manganellate”, fisiche, umane, etiche e morali, siamo giunti ad un punto tale che è bene: UNO, aver rispetto della storia e della Costituzione; DUE abbandonare l’arroganza con cui si insiste a prendere per i fondelli chi continua a lottare per una società migliore, perché poco che si studi è chiaro che l’Italia è una “incompiuta democrazia”…
Il 17 marzo quando si festeggerà i 150 dell’unità d’Italia sarebbe bene evitare ipocrisie e faziosità. Serve consapevolezza e costruttivo pragmatismo perché in una Nazione unita e democratica al punto primo si paga tutti le tasse, ecc.. ecc.. ecc.. ecc.
Al tempo si disse: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”.
Nel frattempo, se ce ne fossimo dimenticati, siamo diventati tutti cittadini Europei!!!