31 marzo 2011

IL FISCO CHE FIASCO

Dai recenti dati del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia, si evince che l’Italia è sostenuta dai soliti noti lavoratori dipendenti e pensionati. Nel 2009 il totale della raccolta fiscale da redditi è di 146 miliardi di euro, di cui 89,5 versati dai lavoratori dipendenti, 47,7 dai pensionati ed i restanti 9,2 da tutti gli altri. L’azione di recupero dell’evasione fiscale ha raccolto 9,1 miliardi di euro nel 2009 e 10,5 nel 2010. Sono noccioline considerato che tra evasione, elusione e corruzione si stima la perdita di 200 miliardi di euro. E’ in forte crescita l’evasione dell’Iva per 6,3 miliardi e dell’Irap per 30,5 miliardi e dai dati il 36,8 degli imprenditori sono consolidati evasori fiscali, in alcuni casi anche totali. Il reddito medio italiano è di 19.000 euro, nel nord-ovest la media più alta con 21.553 euro e al sud la media più bassa con 15.316 euro. In generale sotto i 35.000 euro ci sta il 90,2% degli Italiani e lo 0,17% è sopra i 200.000 euro di reddito annuo. Credo occorra ripensare ad una nuova uguaglianza socio-economica, anche come fattore di sostegno allo sviluppo. Ricordo che nel Pil italiano l’esportazione copre il 20% e l’80% è legato all’economia interna. Penso sia giusto istituire una tassazione aggiuntiva sulle transazioni finanziarie perché affidabili analisi ci dicono che il 90% delle attività finanziarie sono scollegate dall’economia reale della produzione, dei servizi e dei beni materiali. Inoltre considerando che il 10% degli Italiani possiede il 50% del totale della ricchezza nazionale, si deve inserire una patrimoniale di solidarietà, proprio sui grandi patrimoni. Una minima tassazione su finanza, capitali e patrimoni rafforzerebbe la stabilità del debito pubblico, che ci costa 60 miliardi di euro/annuo di interessi, e si potrebbe finanziare la ricerca, lo sviluppo e l’occupazione. Occorre riconsiderare il falso in bilancio nelle aziende un reato sociale e penale e occorre tassare oltre il 35% i premi di risultato e le stock-options elargiti ai Manager, anche a fronte di fallimenti, licenziamenti e delocalizzazioni produttive speculative. Siamo l’unico Paese industrializzato in cui in periodo di forte crisi le 600.000 famiglie più ricche hanno gonfiato enormemente il loro portafoglio finanziario, “la cosiddetta economia di carta”. La crisi ha reso il mondo del lavoro più vulnerabile e le infiltrazioni mafiose trovano spazio accrescendo l’illegalità, la corruzione, l’evasione, lo sfruttamento, il caporalato e il lavoro nero, frenando la crescita socio-economica-democratica. Il Federalismo Municipale, uscendo dai binari del reale Federalismo Fiscale, porterà all’aumento dell’addizionale Irpef e da anni non si parla più di defiscalizzazione delle attività socialmente utili, tipo le attività sportive giovanili. E’ chiaro che siamo una comunità sempre più individualista e insensibile, mentre dovrebbe essere chiaro che la tutela dei diritti e delle aspettative individuali passa proprio attraverso la difesa dei diritti e delle opportunità collettive. E’ giunto il momento di un reale riformismo strutturale che porti i cittadini e i lavoratori italiani all’interno dei parametri Europei al 100 per 100. Questo degrado non è solo responsabilità di chi ha tutto l’interesse per proporlo, ma è anche in parte responsabilità di chi non lotta a sufficienza o non lotta per niente per costruire un modello migliore e sostenibile, compreso il patto di solidarietà tra le generazioni che è a forte rischio di un futuro clamoroso FIASCO.